La Sera Della Prima
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Genere

commedia

Durata

1h 22’

Sceneggiatura

Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Peter Baynham, Dan Mazer

Cast

Sacha Baron Cohen, Ken Davitian, Pamela Anderson

Musica

Erran Baron Cohen

Fotografia

Luke Geissbuhler, Anthony Hardwick

Montaggio

Craig Alpert, Peter Teschner, James Thomas

Data

13 Marzo 2007

Uscita Film

Marzo 2007

trailer

Borat

Larry Charles (USA, 2007)

Borat è uno di quei film che meriterebbero la stroncatura perfetta, una sorta di squalifica dal mondo del cinema senza se e senza ma. Non solo è un brutto film, ma è anche lontano anni luce da molta critica che lo ha descritto, di volta in volta, come un brutale sovvertimento delle regole del comico, o come la più estrema parodia della società americana. C’è solo una parola che spiega tutto fino in fondo: trash. E non sarebbe un caso se presto, o perfino già adesso, il film venisse classificato come cult – un deposito da cui attingere battute, situazioni, micidiali volgarità e sgrammaticature varie.

In Italia, un film del genere è apparso nelle sale nel lontano 1977: ma Berlinguer ti voglio bene, diretto da Giuseppe Bertolucci, e interpretato dal giovanissimo esordiente Roberto Benigni, non ebbe la stessa fortuna. Fu un flop al botteghino, e tornò a rivivere più tardi, quando le videocassette portarono il cinema a domicilio. Ma entrambi i film, nonostante le diversità, e il modo sgangherato in cui sono girati, hanno in comune la figura del protagonista: due personaggi – ma soprattutto, due comici di professione – capaci di illuminare, con un’esplosione sorprendente di oscenità, tutte le bassezze, le debolezze, i pregiudizi che si nascondono , e segretamente alimentano, la modernità.

Borat non è un film politically correct, ma è un assurdo road-movie nel ventre molle dell’America. C’è di tutto, e Sacha Baron Cohen - l’attore/autore che dà faccia e corpo al giornalista inviato dal Kazakistan per girare un reportage sugli Usa - non risparmia niente e nessuno. Il viaggio coast to coast, da New York alla California, gli permette di incontrare mondi e gruppi sociali differenti. E se nella liberale New York gli è più facile prendere di mira gay e femministe, nel profondo sud non può far altro che impallinare eleganti razzisti e commercianti antisemiti. Ma non sono presenti dei veri e propri ritratti. I personaggi secondari che affollano il film vengono restituiti da rapide pennellate e da subito si intuisce che, alla riflessione e alla denuncia, si preferisce il catalogo e la quantitàdegli stereotipi sui razzismi e i tabù sociali. Certo, a tratti, soprattutto nella prima mezzora, si ride. Non ci si vergogna affatto e anzi, quel ridere, ci rende davvero progressisti: fuori dalla logica opprimente del politicamente corretto, segretamente in sintonia con l’inconscio sociale e le teorie del capro espiatorio.

L’ironia, di questi tempi, è acqua salvifica sull’incendio dei fondamentalismi, la risposta migliore, poiché come sostiene Umberto Eco: “Solo di fronte al riso la situazione misura la sua forza: quello che esce indenne dal riso è valido, quello che crolla doveva morire ”. Solo che qui non crolla un bel niente, l’ironia non è al servizio della verità, la risata non smaschera e non evidenzia. Borat sembra solo avanzare l’amara certezza che i pregiudizi non scompariranno mai, proprio perchè sono parte di noi, molto di più di quanto siamo disposti ad ammettere.

copertina pdf #91