Se ne parlava proprio il mese scorso nello speciale trasversale sulla scena legata allo Smell ed ora ecco qui pronto quello che è l’effettivo debutto per il gruppo newyorchese dopo l’omonima compilazione di ep uscita per Woodsist. Tanto per sgombrare il campo da fraintendimenti, Alight Of Night è un piccolo capolavoro. Un 11 tracce devoto ad una forma di pop in lo-fi raffinata e preziosa che taglia obliquamente scene e riferimenti ormai persi nelle nebbie del tempo. Ad un estremo la Nuova Zelanda dei Clean e Verlaines, all’altro la Scozia di Vaselines e Pastels. In mezzo, onnipresente e statuaria, la NY dei Velvet primigeni – quelli prima delle droghe per inhtendersi – virati ancor più (se possibile) verso il pop. Le musiche di JB Townsend e Brad Hargett (titolari del progetto cui si aggiungono Andy Adler, Miss Frankie Rose e Kyle Forester a vario titolo e in momenti diversi fino a completare la line-up), non si limitano però ad un omaggio nudo e crudo a quel mondo semidimenticato. Hanno dalla loro una maturità compositiva e stilistica che consente il distacco dai modelli citati senza per questo perdere una stilla in orecchiabilità e freschezza. Il procedere compositivo dei newyorchesi li porta perciò a rendere il pop lo-fi e trasversale dei referenti citati in maniera cavernosa nei suoni (complice un prezioso organo vintage) e catatonica nelle vocals (il mood ombroso del cantante Brad Hargett). Si stagliano così, in un livellamento verso l’alto che ci fa gridare al capolavoro, alcune gemme epocali: la splendida opener The Dazzled, ad esempio, in cui il cantato tipico di chi sta seduto ad una finestra watching my days from a safe distance si unisce ad una profondità del suono epica. O Shattered Shine, in cui le reminiscenze velvettiane riecheggiano da un pozzo senza fondo nero come la pece cantate dal fantasma di Ian Curtis. O ancora quella summer of love vampirizzata e disidratata che è Spiral Transit.
Avant-garage spettrale, come suggerisce la Slumberland? O puro surfy 60s organ sound come indicava nel suddetto approfondimento il nostro Padalino? Quale che sia la definizione resta la certezza di avere tra le mani uno di quei gioiellini che magari in pochi apprezzeranno ora, ma che in tantissimi riesumeranno tra un paio di lustri. Proprio come molti dei nomi citati in questa recensione.
(8.0/10)
Scheda: Crystal Stilts
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