Recensione
Gular Flutter Blevin Blectum
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Glitchtronica Voti redazione e staff

Blevin Blectum

Gular Flutter

Aagoo Records

La Blectum se n’è sempre fregata delle mode e ha proposto prima in duo (con l’amica Kevin Blechdom), poi da sola, della musica fuori dal tempo, catalogabile –per i tools usati- come ‘elettronica sperimentale’. Per quanto riguarda l’estetica io l’ho sempre considerata invece come una pazza visionaria al livello di Syd Barrett; e come l’ex-ex-Pink Floyd anche lei ha l’aria di un folletto incompreso, tanto che i suoi dischi avevano sì dei punti alti, ma in media rimanevano irrisolti. Ora con questo suo tanto atteso Gular Flutter ci riprova e finalmente riesce a costruire un lavoro solido. L’album, date le premesse, non può essere di facile assorbimento: le visioni oniriche si fa fatica a capirle, e la fede professata da questa sciamana del post-glitch è una teoria completa sull’horror. Sì, proprio il grime spunta fuori di prepotenza, mescolato al breakbeat dei Venetian Snares in un teatro felliniano che spiazza e attrae. Come i quadri dei pittori romantici, queste tracce fanno venir voglia di ‘caderci dentro’. La lezione tutta london-based rivisitata dall’America intrisa di ricordi berlinesi (la techno) e di rovine di padri nobili (la Providence di Lovercraft) ci fa riflettere sul futuro dell’elettronica che si spinge ancora una volta verso un confine fuzzy, fatto di drones tribali (Cygnet), ambient glitch apocalittica (Foyer Fire), cyberpunk iperveloce per cavalieri elettrici (Mine, Flowers Fade Fast) e giochi vocali spiazzanti (Retrice). Come i Fuck Buttons stanno facendo col rock, anche qui si vanno a minare i pilastri che tenevano (?) in piedi il palazzo di cristallo dell’electro. E come nella sequenza finale di Fight Club, anche noi assistiamo estastiati al lento ma inesorabile disgregarsi delle certezze, guardando la città che collassa, pronti a ripartire da zero. Crash!

(7.7/10)

Scheda: Blevin Blectum

Pubblicazione: 01 Novembre 2008

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2008)

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