La musica dei Pit Er Pat esiste quale meta-genere. High Time è la conferma di quest'assunto, riuscendo ad inforcare più stili diversi, accidentalmente e non (il trip-hop, la musica rai, una pennellata blusey data dal synth 'simil-armonica a bocca' e l'aura gothic per Evacuation Days).
Registrato con agio nello studio personale di Butchy Fuego, il terzo full length dei chicagoani è il risultato di session meno frettolose del solito. Non i 6 giorni richiesti per Shakey o gli 11 spesi in studio per Pyramids, High Time esige un lasso di tempo maggiore, pretende una cura che riversa poi nel dettaglio d'arrangiamento iper-curato. Merito anche degli strumentisti aggiunti, ti tutta una serie di guest cui si allarga la band divenendo così una sorta di big band del post-rock: i corni gestiti da Dylan Ryan (Icy Demons, Bronze, Herculanium), Nick Boste e Nate Lepine che si affaccendano con trombone e flauto. E naturalmente Fay Davis-Jeffers, Rob Doran e Butchy Fuego.
Tutti questi strumenti, rallentate le ritmiche (tanto da rasentare il vecchio trip-hop), rese circolari e mantriche le esecuzioni, sfogano nel pathos rattenuto e, a suo modo, epico di Omen. Forse il merito maggiore di questi odierni Pit Er Pat è quello di camuffarsi benissimo, nascondendo i Tortoise dietro echi pinkfloydiani jazzati. Copper Pennies, in questo senso, prima di sfociare nel recitativo sensualmente rattenuto e tristanzuolo à la Kazu Makino, gingilla fra giri armonici che ricordano persino certi passaggi di A Saucerful Of Secrets.
Prog senza ombra di dubbio, Creation Stepper è invece nuovamente prossima alla sensibilità dei migliori Pram, costruendo attorno ad eventi sonori minimi (un 1/2 giro fratturato di chitarra, percussivismo africaneggiante, marimba minimale) un carillon timido quanto complesso. Forse il migliore termine di paragone rimangono proprio i Pram e la Too Pure dei tempi d'oro, ed ascoltando la conclusiva The Good Morning Song ancora una volta pare di incappare in una outtake del bellissimo The Stars Are So Big The Earth Is So Small... (Too Pure, 1993), capolavoro d'armonie scricciole scovate nel fondo del già tentato e possibile (white jazz, Esquivel, Stereolab, i Dislocation Dance di Midnight Shift).
(7.0/10)
Scheda: Pit Er Pat
Pubblicazione: 01 Novembre 2008
File under: Avant Pop
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