Non deve essere facile convivere con Pete Doherty. Uno che non sai mai dove stia con la testa, che un giorno tira fuori un disco come Up The Bracket e il giorno dopo ritrovi collassato o intrattabile, vittima dei consueti e ormai straconosciuti problemi di droga. Uno che con i suoi Libertines ha fatto intravedere per un attimo il futuro (roseo) del rock’n’roll per poi venir travolto dal rock’n’roll stesso e dai suoi eccessi.
Chi, come Carl Barât, quei Libertines li ha visti crescere e conquistare platee europee importanti, deve aver provato una sofferenza immane vedendo tutto il lavoro degli anni passati pregiudicato dalle dipendenze pericolose, come insopportabili devono essergli sembrati i continui ritardi nella pubblicazione dei dischi e le attese sfiancanti nella speranza di recuperare l’armonia perduta.
La soluzione poteva passare soltanto attraverso un progetto collaterale che consentisse al Nostro di pubblicare il materiale composto nei momenti di stasi obbligata. Così è stato, anche se il risultato non differisce di molto dall'estetica del gruppo madre, anzi ne riprende in toto i caratteri forrmali, quasi a volersi auto-eleggere a possibile via di fuga nel caso di un eventuale naufragio dei Libertines.
Sia come sia, caratterizzati dal consueto punk-rock ultra inglese immediato, angolare e scanzonato, i brani di Waterloo To Anywhere convincono quanto quelli della premiata ditta. I difetti? Sempre i soliti: la mancata cura di alcune linee melodiche e, in generale, una smaccata faciloneria estetica. Ma ascoltatevi Dead Wood, Gin And Milk e Bang Bang You Are Dead, è pura catarsi di batteria e chitarra per jeans sdruciti e Converse. "Gimme Something To Die For!"
(6.6/10)
Scheda: Dirty Pretty Things
Pubblicazione: 01 Maggio 2006
File under: rock
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