Recensione
Little Death Pete & The Pirates
Cover image
Pub brit Voti redazione e staff

Pete & The Pirates

Little Death

Stolen Records

Una ciurma di ammutinati con la fissa dei cori da pub e il vizio della pennata veloce sui pick-up della chitarra. Tra i Sex Pistols di The Great Rock'n'Roll Swindle – andate a riascoltarvi Friggin' InThe Riggin', siamo più o meno da quelle parti come approccio – e il più classico pop inglese, al solito irresistibile, immediato, pieno di ganci melodici, divertente, soprattutto se suonato su un palco. A testimonianza, l'ultima data italiana della band al Covo di Bologna, un'occasione per sguinzagliare ritmiche in levare e buonumore in dosi massicce, capaci di far sussultare anche l'anima compita del ciellino più tradizionalista.

Su disco le cose non cambiano, sarà perché la musica della band è semplice, ripetitiva ma dannatamente allegra, sarà perché sprizza energia da tutti i pori, sarà perché canta dell'ordinario senza tanti fronzoli, sarà perché non è progettata per durare e le canzoni occupano il tempo di una mezza pinta. Prendere confidenza con Pietro e i Pirati è una questione di qualche minuto insomma, magari i tre e quattordici di Mr. Understanding, primo singoloammazzanoia” di Little Death o forse i due e quarantadue in stile Soft Boys di Ill Love, il minuto e cinquantanove in crescendo di She Doesn't Belong o i due e cinquantanove di quiete gentilmente offerti da Humming.

Poco importa da che punto di vista guardiate alla faccenda: le due chitarre, il basso, la batteria e l'accento british di questi giovinastri di Reading vi faranno saltellare come pazzi. Alla faccia di chi crede che l'indie rock debba essere, per forza, una questione di testa.

(7.0/10)

Pubblicazione: 04 Aprile 2008

File under: Pub brit

| Archivio
Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2008)

Rss
copertina pdf #91