Una descrizione che mi è venuta in mente ai primissimi ascolti del self-titled dei Mt. Wilson Repeater è il viaggio; si sentono nelle dilatazioni dei brani presenti i grandi spazi americani, dove viaggiare con questa musica. Ecco però che spesso negli States accade che tale caratteristica si sposi a un suono desertico, essendo il deserto distesa ampia per eccellenza. In questo caso no; e credo che questo dipenda dalle soluzioni semplici e mai cervellotiche – forse neanche mai di ricerca - utilizzate nell’album. Quella di Jim Putnam, colui che sta dietro al ripetitore del monte Wilson come ai Radar Bros, nel disco in questione è una musica che va avanti da sola perché l’abitudine dell’orecchio anche pigro la riconosce e sarebbe in grado di condurla autonomamente. È musica piena di stilemi, che riprende l’idea del “tema” e del “motivo” (non più di due per traccia) nell’indie-rock.
Questo potrebbe farla scindere dall’Autore – che non ha meriti – e così è; ma rischierebbe addirittura di farla classificare come prevedibile. Quest’ultimo pericolo è però sventato – non solo grazie alle piccole perturbazioni, come la fanfara quasi Faust-iana di Out Country Way. In questa musica c’è un risultato netto, che è importante e va segnalato, per quanto opinabile: è l’efficacia. In fin dei conti tanto indie-rock che possiamo definire “classico” ha spesso funzionato così; niente sconvolgimenti ma tanta accuratezza perché l’ascoltatore si lasci andare; l’esempio a portata di citazione è il solito Perfect From Now On dei Built To Spill – peraltro non lontanissimo, di landa in landa, anche per le tecniche di dilatazione (mai esondazione) dei brani. Di fatto si può parlare dell’album rendicontando cosa ne ho fatto; l’ho consigliato a molte persone, non solo le poche di cui conosco scientificamente i gusti, ma anche a quelle ai cui gusti vorrei accedere, e cerco di avvicinar mici andando sul sicuro.
(7.3/10)
Scheda: Mt. Wilson Repeater
Pubblicazione: 01 Novembre 2008
File under: Indie psych
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