La musica di Beatrice Antolini è un po’ come quei clown a molla che escono dalla scatola all'improvviso: qualcosa che non ti aspetti, un battere del cuore accelerato, la meraviglia della plastica colorata, forse anche un vago timore sottocutaneo. Non soltanto per la proposta musicale, in generale vibrante, giocosa, psichedelica, trascinante, quanto per la totale assenza, al suo interno, di punti di riferimento facilmente identificabili. L'etica alla base di Big Saloon è tutta qua, nel suo essere sintesi di idee in libertà, coacervo di stili e maniere - pop, psichedelia, ragtime, pianismo di classe, jazz e molto altro ancora -, sentire creativo e con un notevole fiuto per la melodia, vaporoso e sensuale sussurro. Una facilità di linguaggio che sposa con semplicità e invidiabile cognizione di causa la liquida rapidità del pianoforte in Bread & Puppets, il cocktail di sconclusionate parabole barrettiane e malinconie cubane di Monster Munch, le morbidezze espansive di Turtle & Peach In Love, il blues sotto anfetamina Hi! Goodbye!, il valzer a 33 giri (suonato a 45) di Applebug And His Doll.
Dove non arriva la valigia piena zeppa di strumenti dell’Antolini - piano, sintetizzatore, basso, batteria, percussioni, cello, harmophone, armadillo, portacenere, ecc.-, supplisce la classe imperitura di Marco Fasolo - per chi ancora non lo sapesse, cinquanta per cento dei Jennifer Gentle -, abile nell'unire i brandelli di una creatività caracollante - ma meravigliosamente viva - nel segno di un suono che è ormai marchio di fabbrica.
(7.2/10)
Scheda: Beatrice Antolini
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