Recensione
How We Became Jeremy Warmsley
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Pop Voti redazione e staff

Jeremy Warmsley

How We Became

Warner Music Group

How We Become ha il difficile onere di dare continuità a quel magnifico frullato pop che fu The Art Of Fiction, l’album d’esordio di Jeremy Warmsley. Arduo compito, perché quel perfetto incastrarsi di suoni più disparati, imprevedibili e apparentemente confusionali diventa difficile da ripetersi senza la geniale incoscienza che spesso contraddistingue un artista al debutto. E questo tuttofare inglese è sicuramente maturato nel frattempo. Lo si capisce subito: queste quattordici nuove canzoni, nonostante una loro eterogeneità di fondo, risultano molto più coerenti con se stesse e molto meno frenetiche e caotiche. Tutto ciò a discapito di quella produttiva istintività che poco più di un anno fa fece di Warmsley un nome su cui puntare. Ma non tutto è andato perso, anzi: chi aveva scommesso sul Nostro avrà di che rallegrarsi in futuro. How We Become è un disco interlocutorio e, nonostante la direzione artistica sia molto più delineata, non propriamente focalizzato. Ma i prodromi di un prossimo trionfo discografico sono fin troppo evidenti. Brani come 15 Broken Swords, Dancing With The Enemy e Waiting Room (ma ne avremmo potuti citare altrettanti) rappresentano indubbiamente la perfezione pop, in altri si sfiora e, purtroppo, in alcuni, pochi per la verità, si impasticcia con digressioni stilistiche insignificanti. Se avesse messo meno carne sul fuoco avremmo gridato al miracolo: un ideale punto di incontro tra Beatles, Paul Simon, David Byrne e Eno, l’Elliot Smith più luminoso e addirittura Badly Drawn Boy. Ma ne siamo certi sarà solo questione di tempo. Procrastinare è il suo verbo, evidentemente.

(6.8/10)

Scheda: Jeremy Warmsley

Pubblicazione: 01 Novembre 2008

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