C’è un non so che di spirituale nella musica dei Grails. Qualcosa di ascetico e, insieme, trascendente che non si limita ad appoggiarsi sugli stilemi classici del genere, ma punta sul superamento del classico post-metal alla Isis (per intendersi).
Il tentativo – a volte riuscito, a volte no – è quello dell’allargamento a dismisura di fonti sonore di matrice post-rock, prog e psych, con una particolare predilezione per sonorità orientali. A volte il tentativo non riesce, e allora ci troviamo di fronte ad un pastone di prog-rock psichedelico anni 70 che sfiora la jazz-fusion o il prog-metal (e conseguentemente la rottura di palle); ma quando i quattro riescono a centrare il bilanciamento tra asperità hard, suoni liquidi, influenze indiane e dispersione psych, allora si grida quasi al miracolo (soprattutto Predestination Blues, ma anche Reincarnation Blues si difende bene nel suo procedere zeppeliniano). Doomsdayer’s Holiday – si sarà capito – è come al solito album ambiguo, che mostra pregi e difetti di un combo che è sicuramente un punto di riferimento per la scena più out del suonare pesante, ma che non sfonda col classico capolavoro.
Comunque sia, in tempi di copia a incolla è da premiare l’anelito di ricerca che muove da sempre il quartetto di Portland.
(6.5/10)
Scheda: Grails
Pubblicazione: 01 Novembre 2008
File under: Post rock, psych
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