Nessuna fredda ricerca d’archiviazione per la compositrice e fisarmonicista canadese Diane Labrosse, ma originali e raffinati ritratti sonori, “musica per oggetti che stanno per scomparire” a cui il tempo e il quotidiano hanno tolto, o forse non hanno mai dato, voce in capitolo. Dai ticchettii frenetici di una sveglia, dai battiti cadenzati in corde ne Le réveille-matin à tic tac,alle nostalgiche fotografie color seppia di Le Moulin à café Manuel al solo di violino di Le telephone à cadrai rotatif, che si dondola tra uno scacciapensiero monello e il canticchiare sornione di un risveglio che sa di domenica mattina a tratti minacciata dai passi di una fisarmonica che trama o svela Lynch-iani segreti. Una domenica che sa di campagna e di giochi di ping pong, lacerate dalle frenetiche tecnologiche invasioni (La télé noir et blanc) da cui a stento si salvano le urla di un clarinetto. Invasioni electro dai lineamenti minimali per L’Imprimante, che svanisce nelle gorgoglianti ovattate ambientazioni del Le percolateur électrique. Una intima rappresentazione di un mondo antico in otto tracce, registrazioni che non potevano prendere forma e vita che in acustiche linee di violino, flauto, chitarra elettrica, accordeon, clarinetto e percussioni, a cercare il dettaglio e la sfumatura per un bricolage sonoro delicato e scenografico. Dalle intuizioni dei futuristi volte a liberare il suono dalle costrizioni di un linguaggio e di un contesto, alle visioni/intuizioni avant-rock, una ricerca sul suono-oggetto che tesse impeccabilmente intorno a sé immagini e ricordi.
(7.5/10)
Scheda: Diane Labrosse
Abbonati al feed di Sara Bracco