Recensione spot
Takin' the Time Carol Kleyn
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freak folk Voti redazione e staff

Carol Kleyn

Takin' the Time

Drag City

Il cilindro delle meraviglie della Drag City sembra non conoscere fondo: di quando in quando, quasi inaspettatamente, sbucano autentiche gemme dimenticata dal tempo. Lo scorso anno è stato il turno dei These Trails, l'estate 2012 è il momento del secondo disco autoprodotto di Carol Kleyn. Uscito originariamente nel 1980 per i pochi intimi che la conoscevano direttamente (va ricordato almeno Gregg Allman), torna alla luce dopo il recupero anche dell'esordio del 1976, Love Has Made Me Stronger.

Attiva fin dagli anni Sessanta su quella West Coast che allora era sinonimo di hippy e buona musica, Carol Kleyn non ha mai fatto il salto verso una vera e propria carriera musicale, ma ha preferito coltivare la famiglia e il suo essere madre. Ciò non significa che, l'avesse voluto, non avrebbe potuto guadagnarsi il proprio spazio. Lo testimoniano la languida Could Be Heaven o la modernissima Sailor Take Me, dove la sua arpa, il marchio di fabbrica della casa, è suonata con una naturalezza invidiabile anche per un moderno fenomeno come Joanna Newsom.

Eppure, nonostante i background completamente differenti, le due arpiste condividono un immaginario freak folk bucolico e coloratissimo. Laddove però la giovane di Nevada City costruisce spesso intricate strutture pescando a piene mani dalla tradizione dello strumento, la Kleyn si adagia completamente sull'immaginario Seventies della hippy generation. L'unico neo sono i testi fin troppo enfatici e ottimisti, tanto da rasentare il new age più becero. Ma la voce di cristallino soprano che si arrampica sugli arpeggi di Tides and Crazy Moons o nell'accorata Prayer fanno passare dettagli come questo in secondo piano. Un recupero prezioso.

(7.5/10)

Scheda: Carol Kleyn

Pubblicazione: 03 Agosto 2012

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