Il primo vero album di techno dub dopo le mutazioni del dubstep dei padrini londinesi. Il passaggio dalla teoria alla pratica. Uno dei produttori più ortodossi degli ultimi tempi, il nostro Scott Monteith se ne viene fuori con un disco ancorato con un piede sulla classicità dub e con l’altro sul futuro techno. Anche se la definizione di uno stile non è cosa facile da costruire, e quindi gridare al capolavoro sembra un po’ prematuro, l’importante è aver imboccato la via. Non a caso le deviazioni dai pur buonissimi lavori precedenti provengono da quel sentire berlinese (città in cui Deadbeat risiede) che connette il nostro alle estetiche di casa Hard Wax e quindi alla storia del ritmo Basic Channel. Le connessioni alla techno si fanno sentire senza pesare sulle dinamiche degli echi dub, sono naturali e senza troppi vincoli. Come nello splendido Starlight (sempre targato 08) di Model 500 anche qui si ritorna a delle sonorità 90, in particolare incuneando sciabolate techno (Xberg Ghosts) e le ritrovate spinte tribali (splendida la percussività di Grounation). Il tutto poi cementificato dalle vocals di Tikiman (Rise Again e Babylon Correction). Il dubstep si allarga e si consolida definitivamente come la techno degli anni 00. Non è capolavoro, ma quasi.
(7.1/10)
Scheda: Deadbeat
Pubblicazione: 01 Novembre 2008
File under: Tech-step
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