Recensione
An Optimist Notes The Dusk David Grubbs
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Post rock cantautorale Voti redazione e staff

David Grubbs

An Optimist Notes The Dusk

Drag City

C’è almeno un aspetto positivo nello scioglimento di un gruppo: basandoti alle strade intraprese dagli ex compagni puoi capire meglio le rispettive responsabilità, determinare il peso del singolo all’interno della formazione originale. Da che anche i Gastr Del Sol si separarono è stato possibile afferrarne in parte i meccanismi: ipotizzare che fosse Jim O’Rourke l’anima pop e David colui che scompigliava le carte.

Vero e ciò nonostante falso, poiché da dieci anni in qua le sorprese non sono mancate e le contaminazioni con noise-rock, avanguardia ed elettronica minimale sono state pane quotidiano di entrambi. Che si sono scambiati i ruoli a distanza, con cortese e reciproca indifferenza. Nello specifico, Grubbs ha evidenziato lo sforzo riuscito di declinare secondo una chiave modernamente cantautorale il miscuglio di influenze che fu: gli echi di John Fahey e Red Krayola, della scuola germanica dei Settanta e del “Canterbury sound” c’erano prima e ci sono tuttora. Nondimeno, la testa pensante è una soltanto e lo percepisci chiaro e forte: il flusso sonoro - sempre fratturato, poco lineare - proviene da un’interiorità restituita a sé, non dal dialogo tra individui. Ormai assurto al ruolo di classico, per di più, con ogni pregio e difetto del caso.

Ben venga, comunque, se la proposta rimane intellettualmente onesta anche al sesto album “vero” (escludendo dal computo le operazioni puramente sperimentali e perciò non attinenti al contesto). Musica che come ogni altra gira su linguaggi consolidati, si incammina lungo sentieri un tempo innovatori e oggi dati per certi, finanche obsoleti. A torto, perché se Grubbs dimostra qualche minima ruga (non però nella complessa An Optimist Declines), la cinematica e gassosa Storm Sequence ne spiega l’attitudine come meglio non si potrebbe, Gethsemani Night guadagna spazio tra melodia dolce, accordi di chitarra sospesi e intrusioni fiatistiche, Holy Fool Music mostra alle giovani generazioni chi è arrivato per primo a talune intuizioni. Come si suol dire: nessuna nuova, buona nuova.

(7.0/10)

Scheda: David Grubbs

Pubblicazione: 01 Novembre 2008

File under: Post rock cantautorale

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2008)

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