Recensione
Body Melt Daniel Menche
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Elettroacustica Voti redazione e staff

Daniel Menche

Body Melt

Important Records

E' una foresta di vetro quella dentro la quale il veterano di Portland si perde stavolta. Qualcosa la sua musica – ora meno dispersiva che nel passato recente (cfr. Seventh Ruined Hex) - ingloba, in quel suono che egli stesso contribuì a creare dal 1992 ad oggi, della lezione di grandi sperimentalisti della passata decade. Se solo consideriamo l'apertura di Glass Forest (Glass Forest 1), ci sentiamo dentro l'eco delle manipolazioni digitali di Dean Roberts, del Werner Dafeldecker degli album su Charhizma, del Martin Siewert solista, del Christof Kurzmann più visionario. Qui tutta quella materia sonora è ripresa e gli vien data un'andatura pseudo-droning, dove i dettagli rumorosi accavallano in paesaggi di puro suono metallico (Throbbing Gristle e Cabaret Voltaire in agguato!). Glass Forest 2 è semplice microelettronica scintillante, conturbante, assemblata a granuli di suono-rumore taglienti. L'effetto è massimamente psichedelico, e rimanda sempre alle tecniche disgregative dell'elettronica, in sottili barbe di suono, di un Kurzmann. Il cd chiude in bellezza con l'esasperazione digitale di Glass Forest 3, debitrice in più, nelle battute iniziali, del 'reverberate sound', crepuscolare e nebuloso, dell'australiano Paul Schütze. Suite che si stratifica strada facendo, sulle usuali scansioni industrial. Body Melt è un 12' realizzato, medesima la label, in concomitanza con l'opera in cd. Due suite, una per lato, perfetta sintesi ed integrazione dell'opera maggiore!

(7.0/10)

Scheda: Daniel Menche

Pubblicazione: 01 Novembre 2008

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Massimo Padalino
Massimo Padalino (Album 2008)

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