Recensione
Motion To Rejoin Brightblack Morning Light
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Souledelia Voti redazione e staff

Brightblack Morning Light

Motion To Rejoin

Matador

Gente simpatica e piena di buona volontà, Nathan Shineywater e Rachael Hughes ovvero i Brightblack Morning Light. Tanto per cominciare si sono presi il tempo che gli pareva per dare un seguito a un promettente secondo album (due anni e spiccioli: oggi come oggi, un vero lusso); poi inneggiano pubblicamente a ecologia, pace e liberalizzazione dell’erba più stupefacente in circolazione. Predicano da neo hippie ma razzolano anche bene, visto che alla fine dell’ultimo tour europeo Shineywater s’è ritirato in una cascina alimentata da pannelli solari. 

Tutto molto bello e freak, allora, ma quale contrasto stilisticamente conciliato con le loro origini, l’Alabama che è terra di blues e soul cui costoro guardano anche nella scelta della strumentazione: piano e organo, fiati discreti e cori si sommano così alle chitarre arpeggiate e all’oceanico respiro “acido”. Immutate le fonti cui la band si abbevera che gli echi gospel e r&b (Hologram Buffalo, Oppressions Each) che la psichedelia morbidamente ipnotica alla Opal/Mazzy Star o, ancora, lo slancio Spiritualized e Spacemen 3 depurato del feedback. Si procede per accenni, rotolandosi pigramente dentro afosi pomeriggi estivi (gli otto minuti di Gathered Years) o sulle sabbie di Zabriskie Point (Another Reclamation); il limite principale della formazione non è del tutto superato, purtroppo, e cinquantaquattro minuti sulla medesima cresta d’onda stancano ancora un po’.

Prova ne sia che gli episodi migliori siano quelli che - per la penna più costante e i dettagli in fase di sviluppo e arrangiamento - scartano dalla via maestra, su tutti l’Isaac Hayes colmo di oppiacei in A Rainbow Aims e la cupa Past A Weatherbeaten Fencepost. Il fatto è che le generazioni attuali possano contare su quattro decenni di sonorità e in tal modo mescolare linguaggi che i loro predecessori per forza di cose non conoscevano. E questo rappresenta per loro sia il carburante che la zavorra: è l’ingegno a far la differenza tra Talenti e amanuensi. Birichini, Nat e Rachel si sono inventati una categoria di mezzo e vi si infilano anche con questo (mezzo) passo in avanti. Che la loro idea di evoluzione sia, al pari della musica, quieta e dolcemente torpida?

 

(7.3/10)

Pubblicazione: 01 Novembre 2008

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2008)

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