Recensione
Rocking Horse Kelli Ali
Cover image
chamber folk pop Voti redazione e staff

Kelli Ali

Rocking Horse

One Little Indian

Quando si dice voltare pagina: un album intero di Kelli Ali e di batteria neanche l'ombra, né analogica né digitale, al più qualche timpano e una spolverata di tamburelli. Proprio così: col terzo lavoro in proprio dopo la dipartita dagli Sneaker Pimps la grintosa vocalist sceglie di convogliare l'estro verso tutt'altre rive stilistiche.

Un folk madreperlaceo, denso, pastorale, sottilmente lisergico, fatto di arpeggi rappresi di chitarra e piano, tastiere soffici e vetrose, flauti e clavicembali, archi a sbuffi e volute. Liberi di non crederci, ma ad esempio in September Sky sembra una Vashti Bunyan - non a caso c'è Max Richter in cabina di produzione - dedita al verbo Red House Painters, mentre nella bella Flowers t'immagini una musa ibrida Isobel Campbell-Goldfrapp languidamente prostrata ai piedi del famoso albero da frutto di Nick Drake.

Talora senti neanche troppo in filigrana una certa facilità d'approccio, un accontentarsi di schemi melodici accomodanti, oserei dire pop, che d'altro canto rendono fresco il susseguirsi di situazioni madrigalesche (vedi la quasi strumentale The Kiss), mentre la voce di Kelli si gioca la credibilità con fiabesca innocenza, portandosi a casa un risultato onorevole. Cui contribuiscono non poco gli azzardi dark para-Dirty Three della title track (corde di violino assatanate su brume elettriche) ed il mesmerico incanto di One Day At A Time, col suo distillato di elettroniche e corde non sai bene quanto angelico o diabolico. Senza la grandezza né la pesantezza di una Joanna Newsom, un disco riuscito.

(7.0/10)

Scheda: Kelli Ali

Pubblicazione: 01 Dicembre 2008

File under: chamber folk pop

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2008)

Rss
copertina pdf #91