S'agita il panorama folk d'oltralpe, sollecitato dall'onda lunga dell'Americana corroborata dai druidi d'inizio millennio, i Sufjan Stevens e i Devendra Banhart in primis. Ma a dirla tutta questi Cocoon - duo composto da Mark Daumail (chitarre e voce) e dalla graziosa Morgane Imbeaud (voce e tastiere) - pur dichiarandosi ispirati a cotale nouvelle vague dell'antico verbo, non s’arrampicano oltre il livello d'un Josh Rouse, dei Mojave 3 più laconici o di certi languori Sodastream.
Non che sia poco, intendiamoci.
Anzi: l'alternarsi degli umori e delle scenografie (i mantici da camera, gli arpeggi melò, i malanimi tremebondi, le marcette swing, le nostalgie luccicose, i frugali intrecci di flauto e ukulele...) proprio come la disinvoltura con cui le voci si carezzano e si passano il testimone, ci raccontano di una ben precisa "visione" musicale, coi piedi ben piantati nel vecchio continente (fin dall'iniziale Take Off ti capita di avvertire la presenza di molecole Venus) e i sogni spediti su rotte transoceaniche (una Paper Boat che è quasi Josh Ritter, una Owls che gratta la pancia del Mark Linkous più etereo, una Hummingbird che farà schiattare d'invidia Ben Harper).
Scrittura mediamente buona, che nell'amara gravità di Cliffhanger azzecca il climax.
(6.9/10)
Scheda: Cocoon
Pubblicazione: 01 Dicembre 2008
File under: folk pop
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