Se in un primo ascolto l’esordio poteva essere comparato con quanto detto nei primi dischi da gente come Yeah Yeah Yeahs o Life Without Buildings, principalmente per la voce stridente e fortemente punk della leader Josephine Olausson, ad un approccio più attento si potevano cogliere sfumature diverse che andavano dal primo post punk inglese ad un certo punk funk percussivo (la sezione ritmica negli episodi più tirati ricordava i grandiosi Liquid Liquid) e il prodotto che ne usciva erano 10 tracce più che convincenti in bilico fra culto del passato e modernismo a bassa fedeltà.
Arrivati alla tappa del secondo disco è buona cosa non campare sugli allori e spingersi un po’ più in là, cosa che il quintetto svedese fa egregiamente. Le ruvidità lo-fi e “in your face” di Nine Times That Same Song sono qui smussate a favore di una ricercatezza più pop, di una fruizione meno punk e più adulta, che tende ad accorpare giustamente più orecchie possibili allargando il ventaglio della proposta musicale.
E sì il post punk è ancora fonte primaria ma c’è un basso profilo di “semplicità” pop (appunto) che emerge, rendendo meno sporco il lavoro di sassofono e tastiere alla ricerca di una perfetta song da 3 minuti.
Il giochino riesce spesso e comunque: Last Choice è puro Blondie-style virato in salsa scandinava e il primo singolo estratto Wishing Well è un florilegio di pop e tastierine casio dal singalong facile e piacevole.
I numeri più tirati e fortemente post punk fanno il loro dovere e toccano l’eccellenza in più di un’occasione: Give It Back con il trio chitarra/basso/sax che crea un refrain irresistibile, Sea Sick fra delle Esg bianche e l’indie rock ballabile dei Metric, l’adrenalina di New Beginnings e l’inquietudine di Big Bangs, Black Holes, Meteorites. Movie Romance fa discorso a se essendo un ottimo numero indie rock figlio di quel che c’era di buono nei primi Libertines, mentre quando si abbassa il ritmo e si cerca di ripetere ballad riuscite dell’esordio come Turn The Radio Off, il risultato è praticamente ovviabile (When Giants Fallsembra un numero stanco e A More Uncertain Future un gioco vocale a due con Nicholaus che non sprizza chissà di quale ispirazione).
Non siamo al reciclo fortunatamente, ma alla
reinterpretazione coadiuvata da una forte personalità e da un songwriting che
tende ad essere sempre più corposo e saldo. E questo è il verbo vitale per un
post punk ’00.
(7.5/10)
Scheda: Love Is All
Pubblicazione: 04 Novembre 2008
File under: post punk, indie rock
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