Tre ragazzi nati nell’Alabama che dal Sud degli Stati Uniti tutto alternative country e sue derive si spostano ad Atlanta (la nuova New York) e là, in quella nuova fervente scena, formano una band. Non direste che sono del sud perché la loro musica è piuttosto fredda, riflessiva, ma allo stesso tempo sa essere coinvolgente e compatta. Un sarcofago di chitarre sature, “delay and echo” che in sede di registrazione investono oltre alla sei corde anche la voce del cantante/chitarrista Matt Lambert. Li senti e di primo acchito pensi ad un suono marchiato a fuoco Mogwai con qualcosa che lo rende più appassionante, come se fosse cresciuto.
Poi ascolti meglio e gli echi della vecchia Inghilterra di fine anni ’80 e primi ’90 sono tutti qua dentro, fra un serpeggiare Ride e deflussi My Bloody Valentine. Sheffield e Hornett sono shoegaze con il testosterone, Farmacia un ottimo numero noise rock con batteria quasi metal ma di scuola sonica e vagiti SST. Ma non è solo “wall of sound”. C’è di più. E quel più lo danno inflessioni psych, che pur latenti inebriano la materia quel tanto che basta da renderla incandescenze ed esplosiva, (Regal Regalia accosta esplosioni quasi hard rock a quieti post rock nello stormire dei vocals che ripetono “all the saints”, e vengono in mente quanto mancano i primi Aereogramme…) o divagazioni rock spurie (quegli “occhi rossi e lacrime” dei primi Black Rebel Motorcycle Club che vengono fuori e fanno l’occhiolino in Papering Fix) o ancora un folk bislacco e slabbrato (la telefonata e poco convincente Leeds).
La title track con il suo tiro ruffiano si avvicina sempre più ad un certo rock di questi primi anni zero però con le distorsioni intelligenti e il sound aspro, la meditabonda Outs avvolge quanto basta e traghetta alla fine di Mil Mil, un altro folk desolato e desolante. In definitiva laddove un buon approccio alla materia e alla rivisitazione non li rende dei figli abortiti della primordiale esperienza shoegaze e noise, gli ingredienti con cui si miscelano i suoni convincono mediamente di più rispetto ad operazioni similari poiché una certa varietà nella proposta e un certo gusto per un songwriting attento, completano un disco in cui melodia e rumore trovano entrambe uno spazio definito e interessante. Se questi sono i semi che sono stati buttati in terra, c’è solo da sperare bene, nell’attesa della definitiva maturazione. Per adesso, sopra la media ma lungi dall’esaltazione.
(6.7/10)
Scheda: All The Saints
Pubblicazione: 01 Novembre 2008
File under: Rock Shoegaze
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