Recensione
Vulgus Almamegretta
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dub med Voti redazione e staff

Almamegretta

Vulgus

Edel

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Ritorna la Napoli, cuore pulsante del Mediterraneo, letta dagli occhi degli Almamegretta: l’ultima delle italo-posse rimaste. Dopo la fuga solista di Raiz (che ritorna qui in una Guarda annanz’esplosiva) e il ripensamento che dalla fine dei 90 guardava a un elettronica più pop-dancefloor, oggi possiamo felicemente constatare come la nuova fatica sulla lunga distanza per gli alfieri del dub campano sia un laboratorio per la costruzione di stile e per il talent scouting di voci e facce nuove. Riprendendo la lezione dei collettivi musicali 99 Posse e Bisca (sebbene più politicizzati e afferenti a scene di militanzattiva), oggi l’Alma ‘ritorna sul campo’ e propone indiependentemente un dub urbano che guarda a 360 gradi tutte le coste del Mediterraneo e che fa (questo in verità già dal primissimo Figli di Annibale) della contaminazione il suo punto di forza.

La storia dub è un racconto di anime; come sappiamo da tempo, il soul non può che ritrovarsi nelle voci e nei suoni, memorie indelebili di un passato che si innesta nel ‘mash up’ presente. La bomba che brucia lacrime e ricordi viene dalla Bristol dei Massive Attack: lui è sempre il solo e unico Horace Andy. La sua è una di quelle partecipazioni (Just Say Who) che da sole cambiano l’album e portano in pochi istanti su un piatto d’argento la visione di Kingston innestata con le fibre ottiche dell’electro post-90. Ma non solo.

La ricerca del combo napoletano non prescinde dal mutamento del linguaggio e dalle variazioni che la tradizione subisce. E allora ecco la scelta della canzone popolare e del dialetto mescolati al ‘lingo’ su gran parte dell’album: ne viene fuori una infiorescenza ibrida di storia folk (vedi le partecipazioni di Piero Brega e Peppe Lanzetta) e di sapori nuovi. Chi porta la fiaccola della novità è una Princess Juliannain stato di grazia, che ha poco da invidiare ad Alison Moyet o -per restare sui nostri lidi- a Meg: High and Dry un drum’n’step che ricorda le primissime visioni di Madaski,Che ‘a fa’ non dista molto dal bhangra etnico di M.I.A.. 

Vulgus ancora una volta ci riporta sulla strada e sui vicoli di Napoli. I problemi di tutti i giorni che vengono ampliati dal golfo, dub che parla molte lingue, senza barriere né vincoli spaziotemporali. Se fossero i governatori della regione, gli Alma l’avrebbero già risolto il problema dei rifiuti. Avrebbero chiamato con la loro musica gente da tutto lo stivale per ripulire la strada. Loro sono i nuovi pifferai magici dell’etnodub. Dall’Inghilterra al rebetico greco, dalla Giamaica alle mistiche visioni di Shangri La. Venite! Venite!

(7.5/10)

Scheda: Almamegretta

Pubblicazione: 01 Marzo 2008

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2008)

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