Qualcuno ne parla già come si trattasse della terza guerra mondiale, o almeno la prima vera guerra del web (giochi di parole come World War Web vengono abbastanza facili): fatto sta che tra ieri sera e stamattina si è stabilito un precedente abbastanza pesante per il mondo di Internet.
Per chi ancora non sapesse di cosa stiamo parlando, tutto è iniziato quando l'FBI in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia americano ha chiuso il popolare sito di file sharing MegaUpload (e di conseguenza il suo “cuginetto” MegaVideo) per violazione del copyright, ottenendo l'arresto in Nuova Zelanda del fondatore Kim Schimtz e di altre tre persone con l'accusa di aver sottratto con l'attività del sito oltre 500 milioni di dollari in diritti d'autore ai legittimi proprietari.
Non è un caso che l'azione intrapresa dall'FBI sia arrivata subito dopo le 24 ore di sciopero del web (a cui hanno aderito Wikipedia e molti altri siti USA) in protesta contro i discussi disegni di legge SOPA e PIPA con cui, secondo molti, il Governo americano vorrebbe mettere un bavaglio alla Rete utilizzando la scusa della tutela del copyright. In uno scenario del genere la chiusura di MegaUpload e MegaVideo starebbe a dire: “Anche senza SOPA, se vogliamo, possiamo farvi chiudere”.
Una frase che si può applicare tranquillamente anche al collettivo di hacker Anonymous che, dopo aver annunciato via twitter l'Operazione MegaUpload (con hashtag #OpMegaupload), ha iniziato ad attaccare i siti di quelli considerati i responsabili della chiusura del sito di Schmitz. Il risultato? Appena 15 minuti dopo la chiusura di MU Anonymous ha fatto crashare i siti del Dipartimento di Giustizia, della RIAA (Recording Industry Association of America), di Universal Music, di Warner Music, della Casa Bianca, della MPAA (Motion Picture Association of America) e della stessa FBI (e chissà quanti altri).
Un'operazione di massa che ha avuto però il pregio di non essere stata gestita da pochi hacker esperti, ma da un network di persone attraverso un DdoS (Distributed Denial of Service) che hanno “attaccato” i siti in questione inondandoli semplicemente di traffico e costringendo quindi il computer su cui sono ospitati a spegnersi, un'operazione relativamente semplice fatta attraverso un software gratuito (LOIC) e a cui - secondo il twitter di Anonymous - hanno partecipato oltre 5.500 persone. Una vera e propria rivolta, si potrebbe dire.
Ora, a parte tutta questa confusione accaduta nella notte, non è che molto sia cambiato: MegaVideo sembra sia già tornato online attraverso un paio di siti mirror - che trovate qui e qui - su dei server che alcuni dicono essere situati in Olanda, e non è detto che la situazione ufficiale della compagnia debba rimanere tale a seguito del processo a cui saranno sottoposti i proprietari.
Infatti la difesa di Schmitz e soci agli attacchi legali già subiti in precedenza è sempre stata quella di sostenere che gran parte del traffico sul sito sia generato dai contenuti legali, ovvero quelli che gli utenti caricano semplicemente per spedirli più agevolmente ad altri utenti e non per diffonderli pubblicamente in rete: una tesi che potrebbe anche convincere, visto che si sta parlando di 1 miliardo di utenti registratie e 50 milioni di utenti giornalieri. In più non si capisce perché lo stesso principio d'accusa non si dovrebbe applicare anche ad altri siti che offrono un servizio simile a quello di MU, come DropBox, YouSendIt, WeTranfer o tanti altri.
Comunque, che MU non stesse molto simpatico alle major discografiche e al businness dell'intrattenimento in generale lo sapevamo già. Celebre il caso della controversa MegaUpload Song - un promo musicale della compagnia che vede apparire Kanye West, Will.I.Am, Jamie Foxx, Puff Diddy, Alicia Keys, Chris Brown e altri cantanti - di cui Universal Music Group ha chiesto la rimozione da YouTube per violazione del copyright. Giustamente MegaUpload ha precisato che UMG non possedeva i diritti sulla canzone, ma la major ha risposto di avere un accordo con YouTube che le dà il diritto di togliere a piacimento ogni contenuto indiserato in cui siano presenti i propri artisti.
Un clausola poi dichiarata inesistente da YouTube, tant'è che possiamo tranquillamente vedere il video online. Una vittoria per MU che deve aver scontentato parecchi, visto quello che è successo ora.
In ogni caso, ora la questione si fa quantomai seria: Internet è ormai cresciuto a dismisura concentrando su di sé una grande fetta del mondo dell'intrattenimento - si tratti di musica, cinema o tv - e le compagnie americane, fatti i conti di quanto stanno perdendo per la libera circolazione di materiale online, sono passate al contrattacco. Non sta a noi giudicare dove stia il giusto, ma speriamo che la rappresaglia di ieri sera e le manifestazioni anti-SOPA promosse dai maggiori siti web al mondo facciano capire a questi signori di smetterla con la repressione, di realizzare che ormai è finita un'epoca e di iniziare a cercare nuovi modelli di businness più equi che permettano ai proprietari di contenuti di guadagnare senza cercare di imbrigliare Internet.
Artisti collegati: AA. VV. | Data: 20 Gennaio 2012 | Autore testo: Alberto Lepri
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