Come avevamo già annunciato, saranno pubblicate come singolo il 19 dicembre le due tracce inedite eseguite dai Radiohead durante il Live At The Basement, del quale sarà presto sul mercato il relativo DVD. La domanda sorge spontanea: come dobbiamo inquadrare questa uscita? Da un lato è evidente e dichiarata propaggine di The King Of Limbs, dalle cui sessioni provengono i pezzi. Dall'altro obbedisce ad una evidente strategia promozionale, tenuto conto appunto del DVD e del bisogno di pasturare l'attesa per il tour del 2011.
Tuttavia, la qualità di queste due canzoni - che avrebbero significativamente impreziosito la scaletta di The King Of Limbs qualora vi fossero state incluse - fa pensare che gli oxfordiani non abbiano sconfessato gli intenti asseriti ai tempi del singolo These Are My Twisted Words / Harry Patch (In Memory Of), ovvero che la dimensione dell'album sembrava loro una scelta sempre meno sensata viste le nuove modalità di fruizione e distribuzione di musica. All'epoca credemmo davvero che di lì in avanti il loro repertorio si sarebbe arricchito di singoli rilasciati "all'impronta", salvo poi dopo pochi mesi annunciare il nuovo full-lenght. Valli a capire. Un atteggiamento ambiguo, del resto, è quello che avverti nella loro attuale calligrafia, tutta un impastare vibrazioni vintage e spasmi contemporanei.
Vedi la ritmica funk da androide analogico di Staircase, l'intercalare tenace e accorato della voce tra le volute synth-pop di tastiere, le chitarre che spalmano trilli cremosi e cartigli puntuti. E' la consueta vellutata d'allarme con bocconi asprigni di umanesimo futuribile. Ovvero, più in dettaglio, il revival dark wave Depeche Mode, i Novanta romantici del post-post-rock e l'approdo indietronica centrifugati nel convulso calderone radioheaddiano. Quanto a The Daily Mail, cincischia una struggente ballatina piano-voce venata d'arguzia vagamente Lennon, finché il solito mezzo falsetto yorkiano non introduce una svolta bandistico/cameristica dagli striscianti riverberi power-pop, la vena black e lo sguardo british, il crescendo di chitarre acide tra ottoni che sbuffano e incalzano, sorta di A Day In The Life in sedicesimi.
Due belle canzoni insomma che ribadiscono quanto già sapevamo riguardo lo specifico Radiohead: il loro spettro sonoro ha metabolizzato le complessità, le ibridazioni electro e le suggestioni jazzy, e tenta di gettare un ponte indie-rock tra pre e post digitale affondando i piloni in una vagheggiata autenticità. Per farlo devono necessariamente concentrarsi su se stessi, fin quasi ad implodere. Ne vale la pena perché rappresentano ancora un riferimento sonoro importante, ma la prima linea sembra ormai averli oltrepassati. Nessuno, credo, ne farà loro una colpa.
Artisti collegati: Radiohead | Data: 14 Dicembre 2011 | Autore testo: Stefano Solventi
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