Giorgio Canali: la nostra intervista e il nuovo album in streaming

“Se Nostra signora della dinamite (2009) aveva spostato l'asse dalle parti di un cantautorato rock vero e proprio, mai tanto denso e pensoso per non dire intimista, con Rojo la premiata ditta Giorgio Canali e Rossofuoco torna a mettere l'accento sull'urgenza stradaiola, sull'indignazione scatarrata triturante retorica. Presentando il disco - il sesto del repertorio 'solista' - lo stesso ex-CCCP racconta di aver dovuto superare una crisi creativa, qualcosa a metà tra la sindrome da pagina bianca e lo stress da prestazione. Oppure, più probabilmente, una overdose da incazzatura per lo stato delle cose che lo inducevano perlopiù a masticare bestemmie”.

Perché riportare l'incipit della nostra recensione di Rojo, ultima fatica di Giorgio Canali e Rossofuoco? Per invitarvi a rileggerla, mentre vi presentiamo l'album in full streaming che rimarrà a disposizione solo qui da noi per una settimana. Inoltre attenzione: sotto l'album trovate anche un estratto della nostra intervista esclusiva a Giorgio Canali, che uscirà completa di articolo fra qualche tempo.

Non so se concordi, ma Rojo mi sembra il tuo album più diretto, sia per il sound che per le melodie. C'entrano forse gli avvicendamenti nella formazione dei Rossofuoco?
Il fatto che ci siano due nuove personalità nel nuovo album non può non influire sul risultato finale. Quasi tutti i pezzi sono composti nella solita, vecchia, nostra maniera: improvvisazioni a multitracce in record fisso e successive strutturazioni di canzoni ipotetiche, in attesa che mi venga l'illuminazione per riempirle di parole. Quando si improvvisa, ognuno dei musicisti mette il suo colore, inevitabilmente. Nanni Fanelli al basso è molto più nervoso e spigoloso di quanto lo fosse Claude Saut in tutti gli album precedenti e un basso con uno stile così diverso non può non influire nella composizione. Se poi aggiungi una terza chitarra in pianta stabile, e se questa chitarra la suona Stewie Dal Col che ha due anime musicali ben distinte (quella tipicamente new wave nota agli estimatori del suo gruppo storico, i Frigidaire Tango, e quella rock, che gli deriva dalla militanza pluriennale dentro Radiofiera) è chiaro che qualche differenza evidente rispetto al passato ci deve essere. Se il tutto risulta un po' più diretto e immediato, non posso che essere felice.

La rivoluzione è il tema ricorrente del disco, quello che ti ha fatto superare il blocco creativo, come racconti in cartella stampa. Mi è venuto spontaneo pensare che c'entrino qualcosa le sommosse popolari che hanno scosso i paesi nordafricani ed i movimenti di protesta spagnoli e greci. Sei d'accordo se ne traggo la conseguenza che il rock di Canali non possa esistere che come gesto artistico impegnato (engagé)?
La rivoluzione in questo album è un pretesto per parlare della stupidità che regna sovrana, quella che poi rende impossibile ogni cambiamento in meglio. Il mio unico impegno (engagement) è da sempre quello di mettere il dito nella piaga della cecità che impedisce di vedere al di là del proprio naso, la stessa cecità che fa leggere a molti nelle mie parole una demagogia che, se permetti, è completamente assente: ma la capacità di discernimento, evidentemente, è roba per pochi eletti. In una canzone del primo Lazlotòz cantavo: "probabilmente dobbiamo schiodarci dalla linea di tiro di questi maleducati che sparano a tutto quello che non riescono a capire, e questa danza ha passi troppo complicati".

Artisti collegati: Giorgio Canali, Giorgio Canali e Rossofuoco | Data: 05 Settembre 2011 | Autore testo: Alberto Lepri

ON Tour
  • 24 Giugno Giorgio Canali e Rossofuoco
    San Lorenzo Estate
    (Roma)
Rss

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