In un articolo datato 5 gennaio a firma Paolo Perazzolo, lo storico settimanale dei Paolini Famiglia Cristiana ha eletto A sangue freddo come miglior album rock italiano del 2010. Detto che non compare nelle nostre classifiche perché uscito nell'ottobre del 2009, il secondo lavoro de Il Teatro degli Orrori è in effetti un buon disco, di cui apprezzammo la sanguigna teatralità (appunto) e l'impeto senza mezze misure che riusciva a far coincidere rock e impegno dribblando la retorica. Non nascondiamo di essere rimasti piacevolmente stupiti da questa che sembra essere un'apertura (oddio, uno spiraglio...) verso una forma espressiva storicamente messa all'indice dall'establishment ecclesiastico.
Esercitando una moderata dietrologia - lo sport preferito degli italiani, non senza ragione - potremmo interpretarla come una manovra tesa ad ingraziarsi il target dei giovani delusi e spaesati di fronte al culturame ufficiale, ovvero una sterzatina per differenziarsi ulteriormente dalla linea vaticana fattasi decisamente conservatrice con l'ultimo Pontefice. Volendo invece pensare bene, potremmo ipotizzare che anche da quelle parti si siano resi conto come non è certo in ambito sanremese e nelle passerelle del prime-time televisivo che la musica offre il meglio di sé, soprattutto quando si tratta di affrontare "di petto la vita, con tutti i suoi spigoli, le sue insensatezze, le sue infinite ipocrisie". Se poi ti ritrovi in scaletta un pezzo dal titolo Padre nostro, "violento, duro, ma a nostro avviso non blasfemo, in cui si invoca Dio di liberarci dalla malinconia, ma anche dal malaugurio, dai maldicenti, dagli ignoranti, dai terremoti, dalla fame", capirete che il gioco è fatto.
Resta tuttavia il sospetto di una mossa sporadica dovuta ad un'infatuazione accidentale - o, meglio, provvidenziale - del Perazzolo, che del resto in apertura del pezzo descrive la band di Capovilla come "una band semisconosciuta, al di fuori dei circuiti della musica alternativa e rock": è evidente che da quelle parti seguono circuiti alternativi tutti particolari per non dire trascendentali. Ma non è certo il caso di fargliene una colpa, anzi, trattasi senz'altro d'un peccato veniale. Più grave è semmai alludere di averli preferiti ad altri papabili (è il caso di dire...) come Zucchero, Negramaro, Pooh, Francesco Renga e - deo gratias! - il "maestro Paolo Conte". Ma anche in questo caso non facciamo fatica a concedere loro la nostra assoluzione. Hanno un loro pubblico di riferimento, e si tratta pur sempre di un primo passo nel nutritissimo girone (infernale) del rock più o meno indipendente italiano. Ben venga la visibilità, e la voglia di confrontarsi....
Artisti collegati: Il Teatro degli Orrori | Data: 12 Gennaio 2011 | Autore testo: Stefano Solventi
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