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Pubblicazione 02 Ottobre 2009

Tune-Yards

Suoni dal mondo dal pianeta casa

Pensate a MIA e al significato più intimo del pop globale d'oggi, in chiave lo-fi si chiama per forza Tune-Yards
Tune-Yards
2009

L’indie da cameretta lo vedo sempre più un frullatore di spezie mainstream e indie. E nell’immaginarlo così penso a M.I.A.. Un nome lontano e vicino parlando di Merrill Garbus in arte Tune-Yards. E il paragone la riguarda soprattutto ricordandoci che la cameretta non significa soltanto un appartamentino crepato a Londra o a Portland, ma anche una stanza a Dheli o una capannina di palme ai caraibi. Siamo nei 2000 e siamo globali e se dici mainstream pensi all’hip hop, alle slavatissime produzioni nu soul, al sincopato e alle rime, basi che in contesti diversissimi come l’alt folk o il pop più narrativo, diventano terreni fertilissimi se presi nell’originaria giocosità e nella fatica del fare musica e dell'esprimersi fuori dai cori. Poi, in pratica, dietro le sincopi c’è sempre una drum machine. E pure dietro le tracce, e i layer, c'è un suono pur sempre riconducibile ad un hardware economico.

Pensate indie. Alle Cocorosie tra i vinili e la mossetta sincopata, o al Casiotone For The Painfully Alone nella cover della Streets Of Philadelphia springsteen-iana. Incroci di un sound big con obiettivi, mezzi e strumenti necessariamente (volutamente) ristretti. Soprattutto con fini e potabilità circoscritte. L’attitudine di Merrill, ragazzona dall’aspetto rustico e sbilenco, prende linfa da queste parti. Registra in digitale e poi sporca in cassetta. Pure lei usa l’hop e il soul ma apparecchiandolo nel salotto di una cameretta dopo aver messo nel box il figlio esce una melodia piuttosto disallineata e difficilmente accordabile secondo i programmi autotune.

Poi sulle pareti casalinghe c'è il classico patchwork da studenti off. Un poster del Tirolo, una cartolina dal Punjab, un quadro di una tribù keniota, e più giù, sul tappeto, dischi di Woody Guthrie, Juana Molina, Bob Marley, Odetta e dozzine di folk singer, cantanti a cappella d'ogni latitudine, gruppi feedle. Quando stai già pensando alla posa intellettuale della musicista che te la svolterà avant alla nova york, lei invece ti parla punk al naturale proprio come le Slits o le Raincoats, quindi, sincera e naif ti canta un folk che chiamiamo folk soltanto perché lo strumento prediletto è l’ukulele. E il chitarrino non è certo roba mainstream attualmente, come neppure la dieta e l'occhiaia da monitor notturno. Merrill non ci bada, mangia di tutto e dalla bocca gorgheggia speziato, corde legnose, ululati free che ti riempiono di libertà. Non è la solita slaker, epperò così vicina all’istinto sembra un tutt’uno con le proprie fascinazioni e dunque la musica Tune-Yards, nome d’arte programmatico, ti racconta la storia di una fuga e un ritorno. Musica infantile nel senso di dialogo però.

L’esordio BiRd-BrAiNs si costruisce attorno a una catarsi terzomondista perennemente intinta di troniche povere che la direbbero folktronica se usare questa parola non portasse sfiga. Poi, infine, ci sono le schegge impazzite; colpi di genio straccione e straziato che le escono dal cervello. Belli come il sole. Altri mondi mainstream masticati e ributtati nella pappa: una Björk, un Thom Yorke, persino lo Sting isterico dei primi Police. Tutto sale che glielo senti nelle labbra tra un ruttino del bambino e un setting di freeware. La sacra promessa del from me to you del lo-fi difficilmente si realizza. Per quest’esordio, su una 4AD a caccia di talenti in chiaro, ecco che ci viene servito: canzoni variegate, registrate in due anni di session e di cui questa versione non è che la ristampa a un anno di distanza, anzi, il corso ufficiale dopo l’autoproduzione.

Canzoni da riciclaggio creativo perché il progetto tUnE-YaRdS - che solo qui ci prendiamo l’amore di scriverlo così come lei lo vorrebbe – considera warholamente il furto come nobile arte. Canzoni simpaticamente mutanti come piacerebbero a un fan di Futurama, dacché dentro ci trovi anche un albero genealogico di passione che parte dai genitori musici. Infine la fortuna, gioca anche lei nelle sorti di Merrill:  della personale ossessione per la Christmas Music non vi è traccia nell’album. Ci troviamo, invece, le tracce dei suoi amori per i Pupi e il teatro (in cui si è laureata by the way), che l'hanno ispirata verso un folk-pop d’interpretazione e non d’immedesimazione. Soprattutto, BiRd-BrAiNs è due anni e mezzo di talento coltivato ed espresso con lei e con noi (e il figlio …sempre che sia il suo quello che sentiamo nel disco) e tanti saluti anche a Thao Nguyen, ragazza simpatica e compagna di tour americano (nuovo album all’attivo anche per lei, tra l'altro). Per chi fosse interessato al vinile di questo bell'esordio contatti la Marriage Records, guarda caso Portland, Oregon.

Scheda: Tune-Yards

copertina pdf #91