Ma questi discorsi durano generalmente qualche secondo, prima che il giudizio estetico non venga sormontato dalla musica e dal vero motivo di noi - e loro - messi là al Covo di Bologna. E così i Tunng iniziano un concerto abbastanza atteso, se non altro per stare a vedere la versione live dell’organico di Comments Of The Inner Chorus, che per l’occasione si compone di sei elementi, tra cui ben tre chitarre (di cui almeno una evitabile) e una serie di aggeggi perlopiù afoni manovrati dalla cantante. Man mano che avanza il concerto può scaturire una piccola perplessità, articolabile in almeno un paio di osservazioni; da un lato c’è la poca incisività del folk tradizionale su cui i Tunng architettano le sovrastrutture di rumori trovati ed elettronica varia ed eventuale; dall’altro la premiata formula di far nascere una base techno dagli arpeggi delle chitarre e dalle melodie pulite, (come in Engine Room, peraltro riuscitissima dal vivo), alla lunga, risulta un po’ ripetitiva. Resta di fatto che dalla folk-tronica dei Tunng possano dipartire mille idee e prospettive, lavorando anzitutto sulla parte acustica (chi ha detto Akron/Family?), sperando che non diventi un’ondata di genere - che sarebbe meglio di altre, ma che forse eviteremmo.
Scheda: Tunng
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