La barbona brizzolata di Warren Ellis è la prima cosa che noto sul palco del Forest National. E’ bello pensare, come per alcuni miti, che in quelle escrescenze risieda un forza vera. Quella figura deconcentra, spiazza, incanta almeno quanto quella di Nick Cave. Ellis è un vecchio eremita in completo gessato, un guru indiano in vacanza nei Balcani, il vero ago della bilancia del concerto: il suo violino diventa come la Gibson di Jimmy Page, la Strato di Hendrix o lo Stradivari di Paganini in base ai suoi slanci. Appena dietro ci sono i Bad Seeds: un meccanismo che rimane perfetto anche nell’improvvisazione, un lussuoso e comodo cuscino di velluto su cui quell’animale da palco di Cave sa di poter cadere senza mai farsi male. Non c’è James Johnston sul palco (peccato), forse impegnato con i suoi Gallon Drunk. A causa della defezione, Mick Harvey è costretto per buona parte del live davanti ad un organo, con la consueta schiera di chitarre alle spalle, questa volta costrette in secondo piano. Quando Il vocione punk di Cave intona “The Night of the Lotus Eaters” si capisce immediatamente che saranno tuoni e fulmini. Nick Cave.. è il rock’n’roll. Aggredisce, urla, straparla, balla, spinge i suoi compagni, percuote l'hammond, suona tre note della Telecaster ed è già sinfonia. L’esperienza Grinderman gli scorre nel sangue, l’ha nutrito, si sente. Passa indenne sopra ogni tipo di errore a cui è sottoposto: dieci minuti buoni di stecche, inciampi vari sui fili del microfono, chitarra regolata male.
Chissenefrega. La maggior parte del pubblico è estasiata, gli altri, i non-giovani, sorridono e applaudono. E così l’anthem Tupelo inizia con un “Looka Yonder! Looka Yonder! A big black cloud come!!”. Deanna è gridata con tutta la foga immaginabile, le anime soul di The Ship Song e Jesus Of The Moon escono da ogni accordo di piano mentre Papa Won’t Leave You Henrytrasforma il Forest National in un’enorme sagra di paese, dove si salta tenendosi a braccetto. Il tempo passa che è una meraviglia e i Nostri pertanto sono costretti a due bis: Cave li farà con la maglietta nera dei Grinderman. Il suo cuore è lì, nel suono scarno, nel blues urlato in faccia alla gente. E così, spaventando due ragazze in prima fila, ti ringhia “Get Ready For Love”, come fosse No Pussy Blues. Into My Arms e Stagger Lee sono due parentesi per respirare prima del definitivo Fuoco, Hard On For Love tratto daYour Funeral My Trial. I Bad Seeds sono una sola infuocata meteora. Sette diavoli urlanti, l’essenza rock’n’roll.
Scheda: Nick Cave and The Bad Seeds
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