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Pubblicazione 09 Settembre 2007

Talibam!

Free Form

Camaleontico, difficilmente arpionabile all'uncino di qualsivolglia categorizzazione di comodo. E' il suono Talibam!
Talibam!
2007

Una delle definizioni più azzeccate formulate sui Talibam! suona così: “Ornette Coleman playing on Soft Machine’s Fourth in hell”. Kevin Shea, anima vera dei Talibam! e batterista sonico nei prime mover del rock de-composto Storm And Stress, è sempre passato sotto silenzio durante quell'esperienza. A parlare per tutti c'era il chitarrista Ian Williams. Damon Che Fitzgerald (batteria) era, di fatto, con lui i Don Caballero.

Chi ricorda i primordi della scena chicagoana nel segno del post rock ad inizi anni ‘90 non ha bisogno certo di ulteriori delucidazioni. L'incontro fra Kevin e Matthew Mottel, poi ai sintetizzatori nei Talibam!, e un anno dopo Ed Bear si aggiunge ai due. L'incipit della band sta tutto qui. Il “feedbacksaxophone” di Bear rappresenta forse il suono più caratteristico nel bailamme free-jazz e noise donatoci dai Talibam! all'epoca dell'esordio lungo.

Talibam! (Evolving Ear) data 2006. E' uno strepitoso saggio free su come la musica, e i segni sonori che ne compongono i significanti, siano oggetto d'una precisa strategia teoretica e comunicativa da parte di Kevin: “ E’ come quando leggo L’Ulisse di Joyce, traendone piacere dalla manipolazione del linguaggio e ispirazione dal suo humour. Quando ho suonato per la prima volta con Matt e Ed, ho avvertito lo stesso tipo di curiosità divertita”.

I gruppi di casa Load tremano. Gli Orthlem avrebbero di che imparare all'ascolto. Forse anche i Lightning Bolt. Un caleidoscopio inesausto di rock cangiante ed escoriante. Troppo “in ballo” per ballare una sola danza alla volta. Il noise newyorkese di quest'ultimo quinquennio ha i suoi nuovi profeti. E bello anche il gioco dei packaging per il cd-r omonimo su Evolving Ear. Copertine di album più o meno noti avvolgono il cd, chicca speciale: un frammento di vinile aggiunto. I pezzi inclusi sono tre ma fanno il diavolo a quattro nell'arte della decostruzione stilistica. Non è jazz, ma è “free”, non è noise, ma picchia duro, è articolatissimo, ma epidermico, si sbriciola di continuo, ma è solido come roccia, si riconosce in forme astruse di worldmusic, eppure ha solide radici rock. Il suono dei Talibam! si mostra camaleontico, difficilmente arpionabile all'uncino di qualsivolglia categorizzazione di comodo.

Così come le ultime sortite a nome Talibam!. Iniziamo dal capolavoro Ordination Of The Globetrotting Conscripts (Azul Discografica, 2007), primo disco “ufficiale” del combo. Ancora una volta il jazz viene sottoposto ad un attacco batteriologico di antracite aritmica. Variante indistruttibile derivata dal genio di Kevin e Mat soprattutto. E per i curiosi ci sono in giro anche i 34 minuti di Buns And Butter (tratti dalle session d'esordio) e il cd Misbegotten Man dei People (I & Ear Records, 2007), sempre con Kevin coinvolto. Cercateli e non ve ne pentirete!

Ad Ordination Of The Globetrotting Conscripts spetta il posto d'onore. Trattasi di un piccolo capolavoro di sgrammaticatura post (noise, jazz, e perché no... anche rock). La vertigine free è anzi talmente potente che farebbe, in un film di sci-fi, l'effetto di una boccata di ossigeno troppo puro su organismi abituati ad inalare azoto. Uccide! I componimenti killer sono tanti. La metronimica Guns And Butter, che sfrigola via su intermittenti segnali sintetici mentre sax coltraniani (e non solo) s'arrampicano ad unghie strette sul suono-rumore sovraesposto. Spettacolari poi i 13 minuti, a sipario quasi calato, di The Spectre Of Water Wars, modello di fusion nucleare inaudita e senza lo scampolo di un riferimento stilistico che sia uno.

The Excusable Earthling (12” LP, Pendu Sounds Recordings, 2007) raccoglie invece due improvvisazioni live (registrate in UK nell'estate 2007) – Explosive Soul e One Way Foot – che materializzano la buonanima del vecchio Sun Ra quando decideva di fare il cazzone on stage. Suoni sintetici che si perdono fra loro, un mulinar di bacchette discreto e alla spicciolata, vuoti incomprensibili e pieni 'a sfiatare'. Piacevole ma non essenziale, quindi. Così come Buns And Butters (Geffer Records, 2007), che nella sua mezz'ora abbondante di divagazioni improvvisate rimanda diretti diretti alle sessioni Evolving Ear da cui è estrapolato. Davvero singolare, invece, il connubio Mary Halvorson/Kevin Shea nei People. Solo voce e batteria che richiamano da vicino, torturandone ancor più la mimica astratta, gli esperimenti vocali presenti nell'esordio che fu degli Storm And Stress.

Scheda: Talibam!

copertina pdf #91