Tune in
Pubblicazione 02 Febbraio 2007

Monta

Teutonic Pop Heart

Come una vera e propria opera alchemica la musica di Monta rappresenta una delicata quintessenza pop che, spandendosi in sordina nel panorama indipendente odierno, disegna sublimi traiettorie in bilico perfetto tra .

Beatles, Elliott Smith e Sparklehorse. Questione di traiettorie e equilibri. Le alchimie di Tobias Khun
Monta
2007

È il tedesco Tobias Khun l’invisibile alchimista pop che già da quattro anni si cimenta in solitaria sotto la sigla Monta. Un nome buffo, ma gli alchimisti si sa, son fatti così: stravaganti. Come stravagante è il loro procedere sintetico. Prendono, studiano, soppesano e infine amalgamano. A volte con risultati disastrosi. Altre con esiti stupefacenti. A quest’ultima categoria corrisponde la Grande Opera pop conseguita dal Nostro. Quel giusto dosare delicatamente componenti antinomici ha finito per premiare quel duro lavoro, portando alla luce un raffinato condensato indie-pop che, come la pietra filosofale, trasforma ogni cosa in pura emozione.

Al suo interno troviamo dispiegate sottili trame cantautoriali che scaldano, solari melodie che si conficcano in testa inesorabilmente, timidi orpelli elettronici di una morbidezza unica e nostalgiche derive vocali mai troppo cupe, il tutto condensato originalmente tramite un profondo lavoro di ricerca sonora. Sì, forse è proprio tale precisione stilistica il tratto più caratteristico di Khun, che fa si che facili smancerie non prendano mai il sopravvento. Ce lo possiamo immaginare preso anima e corpo intento a versare e mischiare parsimoniosamente elementi eterogenei in un’ampolla gorgogliante, le cui essenze profumano sia dei più titolati britannici aromi pop, sia di quelli derivanti dalle fonderie indie-rock statunitensi di più bassa lega. Il loro punto di contatto risiede proprio nella pacata formula musicale di questo teutonico dal cuore pop. Che per sensibilità romantica potrebbe anche essere accostato ai suoi connazionali indietronici, ma l’assenza di quei fondali più nettamente elettronici lo rende semplicemente pop.

Dopo esser stato voce e chitarre dei misconosciuti Miles, Khun ha esordito come Monta con l’EP Always Altamont (Rewika, 2003). In queste cinque canzoni che lo compongono sono già evidenti i tratti contraddistintivi della sua proposta. Is It Over e Sailor NeedsThe Wind rappresentano le canzoni che mancavano negli ultimi album pubblicati dal compianto Elliott Smith. È la loro ricercata semplicità che più colpisce positivamente: quell’arrangiare che non appesantisce dove ogni elemento sembra trovare la propria giusta collocazione. Ovviamente molto in questo EP è lungi dall’esser definito perfetto. Anche se le canzoni sono soltanto cinque nel complesso il lavoro risulta troppo eterogeneo: si passa dai succitati episodi che rappresentano un ideale incontro fra i Beatles e quel folk cantautoriale indipendente, alle più ovvie somiglianze con i connazionali Notwist, fino a certe digressioni sperimentali di puro stampo dEUS. Manca ancora una presa di coscienza su quale strada intraprendere, ma una cosa risulta evidente fin da subito: il sublime gusto di Khunnel trovare nostalgiche melodie senza tempo. (6.3/10)

Un anno più tardi, armato sempre e soltanto di pochi strumenti di base, ma con un gusto raffinato per gli arrangiamenti, Khun se ne esce con il suo album d’esordio: Where Circles Begin (Rewika, 2004). La critica più attenta colse fin da subito la sua eccelsa sensibilità pop. Addirittura ci fu anche chi non si attardò a definire Monta come i Coldplay tedeschi. Paragone che ci può stare soltanto se si spoglia la band di Chris Martin di tutto quel manierismo commerciale. Infatti il primo singolo estratto, I’m Sorry, riesce a risultare simultaneamente tanto orecchiabile e incisivo quanto ricercato e misterioso nella sua sempre nuova epifania, che non si smetterebbe mai di ascoltarlo. Proprio questa immediatezza non troppo invasiva, figlia appunto di una certosino lavoro di ricerca sonora, rende la musica di Monta in bilico perfetto tra leggerezza e profondità, tra lo sbiadito e il colorato, tra l’evidente e l’imperscrutabile, tra il solare e il nostalgico. Una perfetta risultante di elementi eterogenei fusi insieme come soltanto un vero alchimista potrebbe fare. Le assonanze più evidenti sono ora quelle più propriamente pop, nobili e non, affiancate però da una più leggera attitudine indie-rock che oscilla tra gli Sparklehorse più intimi e i Death Cab For Cutie. The Awakening riesce addirittura a evocare i Radiohead di The Bends. Il disco fila via leggero non senza però alcune cadute di tono. (6.7/10)

Cadute di tono che invece non si registrano nel suo ultimo lavoro The Brilliant Masses. L’album che consacra definitivamente come riuscito il percorso alchemico di Monta. Il suo pop è come un Elisir di lunga vita: una volta assimilato trasforma tutto in quelle Masse brillanti evocate nel titolo del suo ultimo disco.

Scheda: Monta

copertina pdf #91