"Ti confido un segreto: noi in realtà non sappiamo suonare. Per cui la parola migliore per definire la nostra musica è 'improvvisazione'. Suoniamo e basta. Nessuna prova, nessuna second take, tutto succede una sola volta!" La maniera ironica, sincera (?!), diretta e spiazzante con la quale il batterista Petri Pirtilä mi descrive la musica dei "suoi" Hetero Skeleton è perfettamente in sintonia con lo stile della band, quasi a voler sottolineare un'identità che è allo stesso tempo personale e musicale. La "simpatica violenza" con la quale questi cinque finlandesi irrompono sulla scena musicale grazie ad un contratto con una label di tutto rispetto come la Load, è più diretta di un cazzotto in faccia, zappianamente ironica e spiazzante nella sua estrema essenzialità libertaria.
Questa specie di circo rumorista, messo in piedi nel 2003 dagli stessi attuali componenti, nasce, secondo il racconto di Petri, dall'ascolto di Live-NY 1980 dei Blue Humans (trio fondato dal chitarrista sperimentale Rudolph Grey, insieme al sassofonista Arthur Doyle e al batterista Beaver Harris: "da qualche cosa bisogna pur cominciare ed era esattamente quello che volevo suonare!-continua Petri- ma naturalmente è venuto fuori qualcosa di totalente diverso, alla fine". Qualcosa di così diverso da poter essere paragonato soltanto alle espressioni più estreme dell' attuale panorama musicale.
Tre riferimenti su tutti ci sono subito saltati alla mente, al primo ascolto: gli esperimenti post-grind di John Zorn, il free-jazz-core dei Flying Luttenbachers e il noise senza limiti dei Wolf Eyes. Il batterista degli Hetero Skeleton è d'accordo solo per metà con la mia osservazione ("i Flying Luttenbachers e Zorn hanno un approccio troppo tecnico, mentre ai Wolf Eyes manca la parte divertente") e preferisce rilanciare facendomi il suo elenco di nomi-ispirazione: Boredoms, Peter Brötzmann, Lighting Bolt, Borbetomagus, Butthole Surfers (il nome della band prende spunto proprio dal titolo di un brano di questi ultimi). Potremmo essere d'accordo con lui al 100% se non fosse che il risultato di queste influenze si perde totalmente nel magma rumorista che mettono in scena i cinque musicisti di Helsinki: grindcore, noise, industrial fusi insieme con un'attitudine più punk del punk e un'estetica più attenta a colpire che a presentarsi accettabile.
Prima di fare il grande passo alla Load, che si può ritenere la prima label a tutti gli effetti per gli Hetero Skeleton, la band aveva all'attivo solo registrazioni su cassetta e qualche cdr autoprodotto distribuito in un centinaio di copie, tra i quali spicca Deep Inside Hetero Skeleon (2004): un free jazz (per la verità, molto free e poco jazz) dal sapore garage-noise, in cui la fa da padrone il sax lamentoso e persistente di Sami Pekkola. Oltre alle irreperibili prove discografiche, la breve carriera dei finlandesi ha dato vita anche a una miriade di progetti paralleli altrettanto (se non di più) sconosciuti (Mohel, Killer Mchann, Hinageshi Bondage, Amon Dude, Inbred Retards, Taco Bells, Avarus).
Insomma, una visibilità veramente scarsa, senza contare che la Finlandia non è proprio la capitale del noise! L'incontro con i tipi dell'etichetta di Providence (che annovera tra le sue fila gente come OvO, i loro amati Lighting Bolt e USA Is A Monster) è stato, dunque, la cosiddetta manna dal cielo: "un amico di Arttu - Partinen, secondo batterista della band - conosceva Mr. Load e gli ha fatto avere un nostro cdr. Lui ci ha contattati e ci ha offerto puttane, cocaina e un contratto discografico. Abbiamo scelto solo il contratto perchè siamo finlandesi e non usiamo droghe e donne" continua scherzosamente Petri. E' così che nasce En La Sombra Del Pajaro Velluto, che già dal titolo (letteralmente, "all'ombra dell'uccello peloso") e dalla copertina (un collage di foto su uno sfondo verde pisello, che sembra la versione divertente di Reek Of Putrefaction dei Carcass) la dice già lunga sull'ironia dissacrante di Janne Martinkauppi(sax, voci, electronics), Juho Pätäri (chitarra, "l'unico tra noi che sa suonare un po', ma è anche bravo a bluffare") Sami Pekkola (sax tenore, chitarra) Arttu Partinen (batteria, voci, electronics) e Petri Pirtilä (batteria, voci, electronics).
Musicalmente, è l’apoteosi del freak-jazz-noise, ma sarebbe alquanto riduttivo definire così un sound che aspira a schiantarsi pesantemente sui timpani dell’inconsapevole ascoltatore già dai primi cinque secondi di musica. Nessun tipo di compromesso, nessuna tregua. Per molti (tra quelli che avranno il coraggio di ascoltarli) saranno semplicemente dei pazzi. Qualcuno li considererà geniali. Chi non cerca il compromesso, del resto, non si aspetta certo giudizi moderati. Loro dei giudizi sembrano fregarsene altamente.
Scheda: Hetero Skeleton
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