Herself è un progetto composito. È vero che ruota intorno a me, ma negli anni si è sempre avvalso dell’aiuto di musicisti indispensabili come Sergio Serradifalco, contrabbassista che mi segue in tour e che è a tutti gli effetti il secondo Herself. È un progetto aperto, quindi, anche ora se si è consolidato in duo.
Ogni album di Herself fotografa un periodo preciso. Che si ritorni ciclicamente sempre allo stesso punto è abbastanza normale, anche perché io mi stanco molto facilmente del mio suono e cerco di rivitalizzare sempre le mie composizioni, anche facendo un passo indietro.
Il titolo ovviamente si presta a più letture. C’è ironia, senza dubbio, ma c’è anche un’amara riflessione sulle sorti dei gruppi odierni legati a vario titolo alla realtà major. In realtà Dio è una major, ma è anche un accordo di la maggiore. A voi la scelta su quale sia l’interpretazione più calzante.
Assolutamente no, io non sono un estremista. Purtroppo però le sorti di una band ormai sono legate da fattori esterni alla musica. Quindi se qualcuno ha alle spalle una major avrà maggiori possibilità di poter andare avanti rispetto a chi invece non ha nessuno in grado di aiutarlo, non solo economicamente ma anche da un punto di vista di semplice dignità lavorativa e artistica.
Il mio è un approccio piuttosto naif. Adoro un certo tipo di cut up letterario, che mi permette di prendere due testi diversi e unirli, adattandoli ad una sola canzone. Non mi piace la linearità. È raro che un mio pezzo parli di un’unica cosa. Il lato autobiografico si limita al momento in cui le parole vengono rielaborate ed usate come materiale simbolico.
Per la verità ho iniziato da giovanissimo a fare musica acustica in italiano. Poi ho lasciato la cosa perché non mi piaceva il tipo di parabola creativa che la musica cantata in italiano stava prendendo in quel periodo. D’altronde, io ho sempre preferito i cantanti anglosassoni.
Sì, come il precedente, del resto. I mezzi di produzione sono sempre gli stessi da una vita. Molto poveri.
Questa storia è nata per gioco. C’è un mio amico che ha una casa piuttosto cadente. Si tratta di una vera e propria baracca. Lì ho avuto l’opportunità di registrare diversi brani del cd. Tutto qua. In effetti, c’è ben poco romanticismo in tutto ciò.
A me è sempre piaciuto un suono cacofonico della batteria. Così stavolta, avendo una batteria a disposizione, ho deciso di pestare un po’ sui tamburi, cosa che ha dato ad alcuni brani un sapore più rock rispetto a come erano stati originariamente pensati.
La riflessione è complessa, perché le varianti in gioco sono parecchie. Non credo alla retorica del sud depresso che non viene preso in considerazione dalle etichette. Palermo è una città con un fervore musicale eccezionale. Il problema è che la nostra fatalistica sicilianità ci impedisce di osare e di cercare altre alternative. È vero che Palermo in linea di massima non propone roba adeguata agli standard internazionali, però ci sono diversi musicisti – magari meno esposti sui media – che sono molto apprezzati. Da parte mia posso dire che se non ci avessi creduto e non avessi tentato di trovare la mia strada non sarei riuscito ad ottenere quel poco che ho.
Bene, anche se provengo da un periodo molto difficile. È scomparso un mese fa Marcello Virzì, il chitarrista che mi ha accompagnato in tutti questi anni. Per me è stato un dramma personale incredibile, lo conoscevo da quindici anni. Eravamo come fratelli. Lui dava ai brani un apporto fondamentale. Purtroppo non ho potuto inserire una dedica sul disco perché era stato già stampato quando lui è morto.
Il disco dei Franklin Delano è veramente notevole. Però, a parte qualche piccola eccezione, devo dire che in generale non c’è ricerca sonora. Si punta di più sulla tecnica che non sul suono e sulla produzione. Credo che in Italia ci vorrebbe maggiore attenzione su questo aspetto.
Il concerto è più minimalista del disco, anche perché la formazione a due è pensata proprio per questo motivo. Sul palco c’è voce, contrabbasso, chitarra e cassa acustica. Qua e là inseriamo anche dei campionamenti, laddove il brano lo richieda.
Fra dieci anni vorrei essere uno scrittore di fama internazionale (ride, nrd). Scherzi a parte, io suono da una vita. È l’unica cosa pura del mio essere. Credo che Herself ci sarà sempre, visto che è il progetto che più mi sta a cuore. D’altronde, al di là di ogni retorica, io mi sono giocato notevoli possibilità di carriera in altri campi pur di fare il musicista.
Anche questa è una passione di vecchia data. Un anno e mezzo fa è uscita una raccolta di miei racconti per la Coniglio Editore. Spero di riprendere presto a scrivere qualcosa di nuovo.
Scheda: Herself
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









