Turn on
Pubblicazione 07 Aprile 2007

Francesco Tristano Schlimé

Le metamorfosi del giovane Chico

C’è una strada che conduce dalle sale da concerto ai dancefloor. E’ quella percorsa da Francesco Tristano, al contrario.
Francesco Tristano Schlimé
Aymeric Giraudel 2007

La classica. Nel 2006 il pianista extraordinarie Francesco Tristano Schlimé (Lussemburgo, 1981) incideva su disco il Concerto in Sol di Maurice Ravel e il Concerto Per Piano n. 5 di Sergei Prokof'ev (Pentatone Classics, 2006). Il suo nome non era certo nuovo ai frequentatori abituali della classica, dato che a soli venti anni Tristano si era cimentato con successo nell’interpretazione delle Variazioni Goldberg (Accord, 2002); a ventuno aveva registrato con The New Bach Players i Concerti per Clavicembalo di Bach (Accord, 2002); e in seguito donato nuova risonanza ad alcune pagine meno note del repertorio di Luciano Berio (penso alle Six Encores), ché del maestro ligure il giovane talento aveva registrato nel 2005 l’integrale per piano (Sisyphe, 2005). Ma quel disco, oltre a contenere l’eccellente lettura dei concerti per piano di Ravel e Prokof'ev, era il primo in cui poter ascoltare tre improvvisazioni composte dal pianista e ispirate ai due concerti. Sebbene nelle note esplicative del booklet venisse precisato che, a rigore, nessuna improvvisazione andrebbe registrata - perché vive solo nel e del momento in cui viene eseguita -, e sebbene l’artista non fosse certo nuovo alla composizione, era la prima volta che accadeva su disco. L’esigente uditorio della musica classica prendeva semplicemente atto.

La dance. Sempre nel 2006, alla fine dell’anno, un brano si infiltrava con insistenza tra le frequenze di certe radio. Sembrava Strings Of Life, il brano Detroit techno par excellence, quello portato al successo da Derrick May nel 1987, ma non si trattava esattamente di Strings Of Life. Perché a condurre il ritmo incalzante, quello sì riconoscibile, era un pianoforte suonato divinamente. Da Chico, come lo chiamano gli amici. Ad accorgersi di lui, stavolta, il pubblico danzante a ritmo di techno e house - e i dj, che nei bag ospitavano fieri almeno una copia di quel 12 pollici arricchito dai remix di Kiki ed Apparat (Infiné Music, 2006) - entrambi del giro BPitch Control, a completo agio con la sintassi della club culture il primo, leggermente più rispettoso della rivisitazione di Tristano, il secondo.

Il jazz. Pur rivolgendo un orecchio distratto al particolare approccio alla tastiera di Tristano, non è difficile realizzare di essere al cospetto anche di un pianista jazz. “Il jazz è morto, decretava quando avevo 12 anni, un eminente jazzista, mio vecchio maestro”, scrive Tristano, “una frase che da allora non ha fatto che ossessionarmi”. E ancora: “Il jazz non ha mai cessato di reinventarsi ed è tutt’oggi capace di incorporare altri generi musicali, compresi quelli che ha contribuito a far nascere. Basterà tutto questo a procrastinarne la morte?”. La risposta, le risposte a questo interrogativo stanno tutte negli innumerevoli progetti che Chico tiene in vita sin da adolescente in ambito jazz-improv. Da solista, o con un’altra promessa del pianoforte, il libanese Rami Khalifé (nel duo Aufgang e nel collettivo dell’Aufgang Extended); con il trio Out Of Focus (Aaron Brown, violino e Kyle Sanna, chitarra), che, stanziato a New York, accosta a quello del jazz acustico il linguaggio della World Music (e del samba, da quando il percussionista Raimnudo Penaforte è della partita); e, ancora, dialogando con la musica orientale grazie all’esperienza Triologues - un confronto con il contrabbasso di Jean-Daniel Hégé e le percussioni giapponesi di Haruka Fujii.

Il samba, e alcune considerazioni. L’ultimo amore di Chico, in ordine di tempo, si chiama samba. La collaborazione con Penaforte si fa più salda nel progetto 2 Minds 1 Sounds: così si chiama anche il brano conclusivo di Not For Piano che non è il solo dell’album a respirare gli umori della danza brasiliana. Se c’è qualcosa di cui Tristano non difetta è di un’infinita e quasi parossistica passione per la musica, che si estrinseca in un’indefessa ricerca della perfezione tecnico-formale, senz’altro, ma soprattutto in un intelligente confronto con i generi meno prossimi alla dorata fortezza dell’Accademia. Probabilmente una simile eventualità non si darà mai, ma ci divertiamo ad immaginare la reazione di un purista della classica che ha particolarmente apprezzato l’edizione dell’integrale per piano di Berio all’ascolto di Strings Of Life. Fosse anche solo per il piacere procurato da un simile esperimento mentale, c’è davvero da inchinarsi di fronte ad una tale forza della natura.

copertina pdf #91