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Pubblicazione 01 Maggio 2007

Deerhoof

Covo, Bologna (24 Aprile 2007)

I Deerhoof al Covo. Tutta una tirata e con la solita lama affilata. Una serata particolare, veramente incredibile
Deerhoof
2005

Non è la prima volta che i Deerhoof mettono piede in suolo italico, ma è come se lo fosse. In verità, la band di San Francisco era già stata nel Belpaese, ma un bel po' di anni fa e solo in occasione di qualche serata come gruppo spalla, in paesini della Sicilia (come mi confermerà a fine concerto un sudatissimo ed entusiasta Greg Saunier, con il quale mi fermo a chiacchierare un po'). Un pubblico veramente loro, quindi, non lo avevano ancora avuto e il test italiano, nel contesto più ampio del tour europeo di quest'anno, è apparso sia a noi pubblico che a loro, come una sorta di prova del nove.

E di passi avanti, in quanto a consensi, visto il pienone del Covo, i tre statunitensi dimostrano di averne fatti tanti, soprattutto da tre-quattro anni a questa parte, quando con Apple 'O e soprattutto con il suo seguito Milk Man, la band ha cominciato ad emergere dalle profondità più recondite dell'underground americano. Nonostante negli ultimi tre album della band l'elettronica sia diventato un elemento fondamentale, in alcuni casi imprescindibile, i tre, ormai definitivamente orfani di Chris Cohen, ormai impegnato a tempo pieno con i suoi Curtains, si presentano sul palco nella loro essenzialità, accompagnati solo dai loro strumenti e da una stramba scenografia fatta di mele, banane e arance (vere) sparse un po' ovunque. Saunier si siede, comincia a picchiare forte una batteria mezza scassata e non la smetterà più, mentre Satomi, abbracciato un basso Hofner stile Paul McCartney di poco più piccolo di lei, sembra, ancora più che in foto, un personaggio dei cartoni animati giapponesi. John Dietrich se ne stà più timidamente nelle retrovie, con le sue smorfie e la sua chitarra così precisa quanto distorta.

La scaletta è tutta focalizzata sulle ultime uscite discografiche del gruppo, che dal vivo si presentano nella loro essenza grezzamente garage, spogliate di tutti i colori con cui le hanno dipinte gli arrangiamenti elettronici, dimostrando di avere ugualmente un grande carattere. Anche tra i rumori e il tipico sound chitarra-basso-e-batteria, lo spirito ironico, pseudo-fanciullesco dei Deerhoof riesce ad emergere, soprattutto grazie alla perfetta voce della Matsuzaki: se va via lei la band può solo sperare di continuare componendo degli strumentali. I suoi schizzetti monocordi all'interno dei brani (“Dog on the sidewalk”, “Panda, panda panda pa...”) sono divenuti ormai un marchio di fabbrica per la band californiana, che anche il pubblico dimostra di apprezzare a suo modo.

Niente pause. Niente bis. Un concerto suonato tutto d'un fiato, tiratissimo in termini di tensione e velocità. Si sente nell'aria un certo coinvolgimento, sia dei membri della band che di chi li ascolta. In caso contrario non credo che Greg si sarebbe dannato tanto, perdendo dei chili strattonando piatti e tamburi. E poi, lo si vede in faccia al leader e fondatore della band, che il concerto è andato benissimo, forse anche al di sopra delle aspettative. “E' stata una serata particolare, veramente incredibile”. Me lo dice con un tono che non può non essere sincero. Ci crediamo. E ringraziamo.

Scheda: Deerhoof

copertina pdf #91
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