Ypsigrock Festival tredicesima edizione, Castelbuono, settanta chilometri da Palermo.
7 agosto. Betty Ford Center da Frosinone, trio senza basso capeggiato da Lucia "Rehab" Conti, divertitamente incazzata, corpo tatuato col rossetto, portano in giro Poison For You. Grunge quadrato e asciutto (zero assoli di chitarra, forse giusto uno), tocchi hard e botte noisy, cantato in inglese, un pezzo dedicato allo squirting (pubblico stranamente poco ringalluzzito dalla cosa). Passatisti, grintosi. Luminal (come la droga, il libro della Santacroce, il film), romanideroma, quartetto guidato dai chitarristi Alessandra Perna e Carlo Martinelli, esordio con Canzoni di tattica e disciplina prodotto dal Santini dei Disciplinatha. New wave chitarristica consapevole dell'indie, del post, del cantautorato italiano. Il disco non ci ha esaltati, un po' rigido, un po' datato, un po' retorico, dal vivo va molto meglio, ottima Transmission dei Joy Division e ottimo quello che è il loro pezzo migliore, Il sonno del Coyote. La musica una spanna sopra i testi. I londinesi Rakes, con un cantante insopportabile come solo certi cantanti inglesi, fanno un party'n'roll (punto e basta) che pesca da tutto l'albero genealogico che ha per radici gli Strokes e per fronde ultime gli Art Brut. Speravamo fossero meglio su palco che su disco, e invece no. Ballare fanno ballare (si scatena a un certo punto un inspiegabile pogo) ma sono proprio ultraderivativi. Ma poi, fondamentali nell'economia dei pezzi basso e batteria, e il bassista combina un casino, sbaglia tutto quello che può sbagliare. Mitico invece il chitarrista sosia di un Austin Powers nerd e non sporcaccione.
8 agosto. Takoma, duo out-folk sardo, chitarra-voce e ukelele-percussioni-tastierine, tipico prodotto indiessimo myspaceano. Vessati da problemi tecnici, ultimo dei quali la rottura di una chiavetta della chitarra, arrancano, ingiudicabili. Ma si intuiscono (soprattutto sullo space) idee (fragili ma) carine. Gli Sparkle In Grey di Matteo Uggeri/Hue, Milano & dintorni, in questa forma in giro dal 2006, su disco (A Quiet Place, 2008) interessanti, un post tanto rarefatto che corteggia l'ambient, una certa piacevolezza minimal elettronica. Su palco aprono con un campione vocale tipo-antimafia davvero brutto che ce li fa andare subito in antipatia, e poi scivolano soporiferi. Peccato. UltraviXen da Catania: bomba. Va bene che il batterista impugna le bacchette a metà, va bene che c'è puzza di Jon Spencer (vedi anche l'uso di uno pseudo-theremin), ma spaccano, poco da fare. Incisivi, giocano su impatto sonoro e controtempi. Soffre un po' il cantato in inglese di Alessio "Edy" Grasso. L'album è su Wallace, ma è ovvio che sono da vedere live. Jon Hopkins, produttore londinese (magrissimo come forse solo Martyn) definibile oggi come ambient'n'beats, comincia il suo set in duo col violinista Davide Rossi. Tre pezzi o quattro e Jon capisce che la piazza vuole ballare. Congeda il sodale, che torna per il bis (l'ottimo dittico Vessel/Insides), e si concentra sul suo repertorio (da Insides, disco ben fatto ma poco personale e dispersivo) più "duro" e danzereccio. In ordine, trip-glitch, crunchy noisy downtempo, bigbeaterie, alla fine anche uptempi quasi-house. E riprende la piazza, ottimamente. In sintesi, delude con le cose più sue (che comunque già di loro non ci fanno impazzire), sorprende con le cose meno sue. Bravo.
9 agosto. Albanopower da Siracusa, lead vocal il chitarrista Lorenzo Urciullo (l'unico non siracusano purosangue), per andare di sintesi, eccezionali. Poprock chitarristico e chitarrismi post, accordini funky e momenti psichedelici, grande cura nella costruzione dei pezzi, grande lavoro di batteria a livello di arrangiamento. Cover del classico massiveattackiano Teardrop (più famosa la loro Love Will Tear Us Apart) e bis natalizio, come nel loro stile crepuscolar-scazzato, White Christmas. Su disco, tra tante cose sparse a gratis per il web, Maria's Day per 42 Records. Per chi scrive, il gruppo di questa edizione. Chiudono i Kula Shaker, e cioè il revival del revivalismo, miracolo o peccato di questi anni Duemila. I loro due dischi classici sono appunto due classici anni Novanta, non si discute, suonati bene, frizzanti, furbi il giusto, eccetera, l'ultimo Strangefolk sa di mestiere, eccetera, ma tutti questi discorsi dal vivo scompaiono, e resta solo un concertone ROCK nel senso più classico. Tolto il batterista che fa due tempi e ci sarebbe da ammazzarlo, resta un Crispian Mills che scopriamo soprattutto come chitarrista, impeccabile. Pubblico gasatissimo (applaude anche il tecnico del suono salito sul palco per provare le tastiere), inizio con enorme strategico (divistico) ritardo, saccheggiato K (sei o sette pezzi), qualche inedito dal forthcoming (da due anni) Pilgrim's Progress, momenti da rito rock (assolo in crescendo al buio sdraiato sul palco), bis infinito col matra-fiume Govinda: quando lo fai tanto bene che non importa quello che fai. Ypsigrock 2009 sette pieno.
Scheda: Sparkle In Grey, Kula Shaker, UltraviXen, Rakes (The), Luminal, Jon Hopkins, Albanopower