La due giorni romana, promossa da Circolo Degli Artisti, Init, Radio Città Aperta e altre giovani agenzie di produzione indipendente, si è rivelata un esperimento interessante, ma allo stesso tempo difficile. A partire dalla line-up, nella quale si potevano annoverare una manciata di buoni gruppi o poco più, a fronte di un esercito di improbabili personaggi più adatti ad altri contesti (Sanremo, Castrocaro, Martelive). E quando un festival parte da questi presupposti, qualsiasi discorso ci si voglia costruire attorno (SIAE, copyleft, calo delle vendite, necessità di sdoganarsi e trovare vie non angloamericane alla musica italiana) può risultare contraddittorio. Probabilmente l’ armata Brancaleone è stata aggregata con una certa noncuranza e fors’anche un po’ di buona fede, ma di questi tempi si ha bisogno di tutta la lucidità e la creatività possibili per far sì che qualcosa cambi davvero.
L' idea di aprire un varco tra i giardini del Circolo e l'Init è stata sicuramente apprezzata (sulla strada che li collega campeggiano dei "pericolo moto" più che giustificati, vista la presenza di una curva senza marciapiede), ma ovviamente non cancella le problematiche legate a due locali così vicini, di cui uno è Davide e l’altro Golia e le cui rispettive programmazioni non di rado si intersecano e sovrappongono, con l’escalation di disagi che tutto ciò comporta.
Per quanto riguarda i live, migliori quelli di Rose Kemp, Ardecore e Squartet.
La Kemp ha suonato sabato ed è stata una boccata d'aria dopo un pomeriggio tra fughe reiterate da uno stage all’altro. Un set scarno, chitarra elettrica e voce, attitudine metal e derive Earth, un maschiaccio travestito da Lolita dalla vocalità violenta e sixties.
Ardecore, in formazione ridotta (Gianpaolo Felici e i tre Squartet), ha strappato qualche lacrima, soprattutto nella toccantissima Parole Controvento e nella strumentale Chimera.
Gli Squartet invece ci hanno intrattenuti con quaranta minuti schizofrenici di tempi dispari e scomposti, perizia tecnica e goliardia.
Da segnalare i veronesi Hell Demonio (anche per la maldestra break dance del cantante), che hanno incarnato l'anima più esterofila del festival, insieme ai Cat Claws, col loro noise-burlesque-punk ormai ben rodato dal vivo.
Tra gli altri live è da annoverare quello di Dente, sia per la folla di ventenni in adorazione sotto al palco, sia per il songwriting dal testo intelligente, guastato a tratti da un’ eccessiva piacioneria.
E ancora Il Moro E Il Quasi Biondo, trio udinese dalla buona sezione ritmica (batteria e laptop piuttosto infiammate) ma dalle melodie un po’ penalizzate (saranno stati i volumi?)
Infine Bachi Da Pietra, che benché trainati dal buon Bruno Dorella, munito di timpano, rullante e ride, non hanno convinto molti; avrebbero potuto essere una versione più attuale e losca dei Massimo Volume, ma no.
Meg è un fenomeno di origine non controllata, un po’ come le mozzarelle di bufala campane.
Per quanto riguarda i workshop, si è avuta come la sensazione di una contraddizione interna tra gli argomenti affrontati (e, in alcuni casi, la modalità eccessivamente "esterofila" o "terzomondista" in cui se ne dissertava) e la realtà "tangibile" di ciò che effettivamente è la musica oggi in Italia.
In altri casi, si è evidenziato maggiormente il ruolo della "confezione " (abbigliamento, videoclip, scelte di management) più che la musica in sé, che quando vale davvero crea degli immaginari indipendentemente dall'involucro in cui è contenuta (vedi Ardecore).
I due seminari di domenica, uno sulla questione SIAE, sui vantaggi del copyleft e sui nuovi canali commerciali digitali, l'altro sulla crisi della discografia nell'era digitale, hanno regalato un minimo di ottimismo in più (penso al lavoro di Beatpick e ai buoni risultati ottenuti sganciando i gruppi dal vincolo SIAE e promuovendo e vendendo i loro prodotti su canali digitali) ma l'enfasi con cui si è parlato delle net label mi ha lasciata perplessa. E’ quasi un’ovvietà sostenere che in un’era di downloading gratuito e massiccio come la nostra la partita si giochi soprattutto sui supporti contenitori. Il forte incremento delle vendite in vinile nel 2007 lo conferma.
Nell'area expo il collettivo di poster art Malleus si è sicuramente distinto per qualità (raffinate serigrafie in uno stile dark psichedelico); da segnalare anche Concertinalive, che ha esposto foto di vari esponenti dell'underground romano e non (memorabile quella di Bugo) e infine i vari stand di realtà in crescita come Sporco Impossibile, e altre, a mio avviso, superflue.
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









