Doppia reunion coi fiocchi per due leggende del blues-punk fine anni '80/inizio '90 il cui tour tocca, con un paio di date estive, anche la nostra penisola, per una volta preparata nel dare il proprio contributo in termini di fan. Da anni infatti i nomi in questione sono oggetto di culto da parte di appassionati e neofiti, e non a sproposito, considerato il giro di vite a base di massicce dosi di feedback e registrazioni lo-fi che i nostri, assieme a poche altre band (Cheater Slicks e Chrome Cranks su tutti), seppero dare al garage-punk quasi due lustri or sono.
Il trio di Detroit, padrino in questo senso di quello di Memphis, parte un po' in sordina, penalizzato anche da suoni effettivamente poco incisivi, ma ben presto risale la china, come dimostra un'energica versione di Thunderbird ESQ. Mick Collins comincia a dimenarsi brandendo le Fender che tra le sue mani di omone nero sembra quasi un giocattolo; Peggy O'Neill è invece impassibile: seduta dietro la batteria, suona solo timpano e tom munito di cimbalino senza battere ciglio, da vera Moe Tucker del genere quale è; la macchina ormai gira a pieno ritmo e chiude col botto nel finale di Ghostrider e Nytroglicerine. Un cambio palco tra i più rapidi a cui ho assistito ultimamente non mi permette di avanzare fin dove vorrei, ma sono comunque in seconda fila per gli Oblivians che partono subito più carichi, anche grazie ad un pubblico giustamente esagitato. Danno il meglio in pezzi come Mary Lou, Live The Life e il blues assassino di Part Of Your Plan, con la voce di Greg che si riconferma essere una delle più belle degli ultimi anni; benché da sempre considerati un gruppo garage, è il blues la vera chiave di volta di questa band. Ciò nonostante anche vecchi anthem come She's A Hole, Jim Cole e Pill Popper pt.1&2 fanno comunque il loro roboante effetto; unica nota dolente, i tre del servizio d'ordine che, ottusamente allarmati dalla foga di alcuni tra i più giovani del pubblico, pensano bene di occupare metà palco per respingere la gioia degli astanti e quasi ci scappa la rissa. A metà dello show Greg passa dietro le pelli e Jack va in prima linea, ma ormai il concerto è consacrato e tutto scorre alla grande, bis compresi. Il giorno dopo Gories e Oblivians avrebbero raggiunto i loro alter ego italiani a Torino, alias Movie Star Junkies e i Two Bo's Maniacs (questi ultimi riunitisi per l'imperdibile occasione), quasi a voler nuovamente rimarcare l'influenza che esercitata dalle suddette band sul panorama garage nostrano.