Ci sono gruppi che fanno del bene alla musica. Che riescono a tenere tutti i tuoi sensi attivi per almeno tre quarti di concerto. Questa tipologia di gruppo, sempre più rara a incontrarsi, annovera tra le sue fila un quartetto londinese che per molti era già una conferma: i Guapo.
Salgono sul palco vestiti con jeans e body neri elasticizzati, decorati con paillettes e ricami abbinati a quelli della copertina di Elixirs. James Sedwards si fa largo tra la folla e si piazza al centro del palco. Sguardo raggelante e capelli da paggetto ricordano il Javier Bardem di Non è un paese per vecchi, mentre il manico del basso puntato verso il pubblico potrebbe mimare la singolare arma da fuoco del personaggio coeniano.
A calarci nell'atmosfera è un crescendo di vocal drones, gong e oscuri bordoni dell'altro mondo.
Daniel O'Sullivan si posiziona al Rhodes e sembra incarnare tutte le qualità che l'immaginario collettivo vorrebbe di un giovane lord inglese, mentre Kavus Torabi sfoggia una sfolgorante Gretsch e qualcuno nota l'impressionante somiglianza con Rui Costa.
I quattro iniziano a suonare ed è tutto un turbinio di aspettative tradite, ma sempre in positivo. Il basso di Sedwards produce un malloppo di suono preciso e costante, a tratti ostinato, che sa anche disegnare linee melodiche articolate.
I pezzi di Black Oni muovono il sangue. Tempi spezzettati alla maniera prog, la chitarra di Torabi suonata metal, ma che tale non è (anzi a tratti è piuttosto psichedelica) e il Fender di O'Sullivan che sembra celebrare un rito di spossessamento. Momenti di stasi e controllo della crisi, sottolineati da poche note tenute, si alternano ad altri di spasmo e nevrosi, in cui le dita scorrono abili sull’incendiaria tastiera.
David J. Smith alterna la batteria al gong (e ad uno strano idiofono non meglio identificato) e si rivela un aiuto officiante estremamente diligente. In poco meno di un' ora si toccano tutte le corde dell'animo umano e c'è spazio anche per viaggi psichedelici e virate su violenti ostinati di chitarra e basso. Di quando in quando Torabi improvvisa un balletto da adolescente a un provino pubblicitario.
A poco più di metà del live si inizia a sentire un po' di stanchezza, ma il dettaglio è trascurabile, che il livello di partecipazione collettiva fin'ora mantenuto lo bilancia e supera ampiamente.
E’ una serata che ricorderemo a lungo, questa con i Guapo: pubblico non scarso, ma neanche numerosissimo (e gruppi così ne meriterebbero), bilanciato da un clima sopra la media (per quasi metà concerto nessuno ha osato interrompere il continuum dei pezzi con un applauso o una parola).
Sarebbe stato bello poter avere Jarboe o Tucker per uno dei due pezzi cantati di Elixirs e ci piacerebbe vedere più spesso gruppi di tale calibro calcare i palchi della capitale. Confidiamo nel calendario a venire.
Scheda: Guapo
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