Capita anche questo. Di incontrare lungo la strada qualcuno ancora capace di dare il giusto peso alle parole. A quelle affilate o in versi di chi ha saputo convergere verso un processo creativo irreprensibile, antagonista, fuori dagli schemi. Ma soprattutto alle proprie, celebrative certo, ma anche parte attiva del necessario riaffiorare di una coscienza civile ormai dimenticata. Quest'ultima scomoda e fuori moda, come il post-rock immaginifico che fa da perfetto contraltare ai testi declamati dagli Ultimo Attuale Corpo Sonoro. Capace tuttavia di accrescere l'impatto emotivo di un atto d'amore lontano dalle sabbie mobili dell'ideologia più utilitaristica e denso di etica e profondo senso di appartenenza.
Tutto inizia con un'intervista al gruppo. Che si trasforma in una riflessione involontaria. La destinazione è poco chiara: forse riscoprire e rivendere un patrimonio culturale forte e condiviso di cui ora più che mai si sente il bisogno. Il contenuto che prende il sopravvento sullo spot pubblicitario, il significato che costringe all'angolo un modo di intendere la musica – e l'esistenza - spesso troppo di superficie. Campioni drogati dal marketing contro paladini dell'insofferenza e del disagio. Perché è impossibile non provarne, oggi, di disagio.
E allora un disco come Memorie e violenze di Sant'Isabella. Necessario fin dalla concezione, perché la “scandalosa forza rivoluzionaria del passato” non vada persa e foraggi, invece, un “attivismo intimo e quotidiano” contro chi della memoria e della storia vorrebbe fare carta straccia. Musica che diventa lettera, poesia, violenza della parola. Nella pratica il lavoro si trasforma in un omaggio a tre punti cardinali del pensare libero, capaci di far coincidere la propria arte con ideali e vita stessa: Pier Paolo Pasolini, Nazim Hikmet, Arthur Rimbaud, ovvero “l'esule in patria, l'esule all'estero e l'esule da se, rassegnato e anarchico fino al midollo”. Per un percorso che “parte dall'impegno sociale e, con rassegnazione, giunge alla disillusione” lasciando, tuttavia, un segno profondo in chi condivide la condizione – metaforica e non - di esule suo malgrado.
Il verbo è lineare: è la narrazione e non la melodia ad indicare la via. Tanto che per osmosi, nel circolo delle analogie, viene da citare anarchici esemplari, narratori borderline, nostalgici del Patto di Varsavia come CCCP, Massimo Volume e Offlaga disco Pax. In realtà il tiro è leggermente più preciso: “Nella cerchia dei nostri ascolti è innegabile che i progetti di Ferretti abbiano un notevole peso specifico. Penso che a livello attitudinale i CCCP, i CSI e gli stessi PGR siano molto vicini a ciò che cerchiamo di proporre, per energia, oltranzismo e tensione sociale.” Dei PGR le trame raffinate, dei CCCP l'impatto emotivo, anche se è degli Ultimo Attuale Corpo Sonoro e solo loro quel prendere la memoria per passarci attraverso, riviverla per conservarla. Narrativa visuale che nel trittico dedicato all'autore di Petrolio e in particolare in Empirismo eretico trova forse la sua massima espressione: “È un brano emblematico. [...] Sferra un cazzotto allo stomaco dell’ascoltatore sussurrando mezze verità e sbraitando parole vere di notte e false di giorno. È un brano che fa riflettere e rischia di portare alla commozione più sincera anche l’orecchio dell’ascoltatore meno avvezzo. E' popolare senza essere populista.”
E' da qui che si parte per intendere oltre i soliti clichè il ruolo dell'artista. Al pari di Pasolini critico feroce e schierato oltre il perbenismo di un vivere inebetito dal benessere formale o semplice intrattenitore?: “Non abbiamo ricette e nemmeno la presunzione di voler spiegare cosa dovrebbe essere o cosa dovrebbe fare l’artista post-moderno. Ci limitiamo a suggerire che sarebbe il caso di ripartire da zero dalle proprie, intime e personali, contraddizioni, accettandole. L’artista dovrebbe essere il primo a fare tabula rasa. A capire come la schizofrenia possa portare terapeuticamente a trasformare il male, la depressione e la disillusione in qualcosa che assomigli al bene". Perdersi per ritrovarsi, insomma. Mettersi in gioco calpestando le proprie, apparenti, sicurezze per scovare quell'attimo di lucidità necessario a vedere le cose nella giusta prospettiva. Per dare un nome ad ogni causa e un cognome ad ogni conseguenza.
Scheda: Ultimo Attuale Corpo Sonoro
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