Ginevra appare floreale, materna, fiera. Addirittura raggiante in mezzo alla triangolazione asciutta costituita da Andrea Salvadori (tzoura, chitarra e kazoo), Luca Ragazzo (batteria) e dal compagno di vita e avventure sonore Francesco Magnelli (tastiere, of course).
Ognuno alla fine avrà riempito il proprio spazio ed oltre, definendo un suono aspro, generoso ed evocativo. Della voce di Ginevra sappiamo bene, ormai canta come se respirasse, come se allattasse, incarnando con naturalezza ora fogge da popolana (La malcontenta, La leggera), ora da rom (una trascinante Usti usti baba), per poi farsi carico di melismi inebrianti in albanese (nella magnifica Ali Pasha). Passando per le trepidazioni in spagnolo del classico Gracias a la vida (della cilena Violeta del Carmen Parra Sandoval) e in francese con la magnifica Les Tziganes (di Leo Ferré).
Canzone dopo canzone, Salvadori si ritaglia un ruolo da autentico co-protagonista, impadronendosi del mood dei pezzi, sostenendoli con arpeggi dal dinamismo mozzafiato e assolo formidabili, sfruttando alla bisogna pochi ma efficacissimi effetti (degno di nota l'e-bow applicato alla tzoura). Magnelli e Ragazzo gestiscono le faccende ritmico/armoniche con piglio turgido, donando all'insieme quell'impeto senza troppi riguardi che invita al battimano e torna parecchio utile al cortocircuito tra fregole taranta e spurghi noise, come accade ne Le figliole, ancora più devastante in versione live di quanto già non sia su cd. Il bello sta proprio in questa capacità di far incontrare inquietudini tradizionali e contemporanee senza snaturare le une e forzare le altre, come quando la struggente Amara terra mia diventa una processione che starebbe tranquillamente nel repertorio di Black Heart Procession o Giant Sand.
La serata - splendida su al Cassero, con le stelle che stanno a guardare e ogni tanto ci regalano una lacrimuccia - si conclude con un altro pezzo reso celebre da Modugno, quella Malarazza che è sprone viscerale e amaro, antico (il testo di Lionardo Vigo risale alla metà dell'800) ma desolatamente attuale. Dopo gli applausi, sorpresa: il pubblico intona gli auguri per il compleanno di donna Ginevra. Celebrarlo sul palcoscenico è un privilegio, un meritatissimo regalo.
Scheda: Ginevra Di Marco