Il concerto di Bologna si presenta come una buona occasione per riascoltare gli Zu, ma questa volta con l’aggiunta (non da poco) dei Dälek. Forti della recente collaborazione, le due band ritornano insieme in terra felsinea non solo per presentare i loro rispettivi nuovi album, ma anche per consolidare quella combinazione di stili, sperimentata con successo e che presto darà vita a un album intero.
È Dj Okapi ad aprire le danze con i suoi dischi, per poi lasciare campo libero al trio romano, che immobilizza tutti i presenti con il suo sound da pugno nello stomaco. Massimo, Jacopo e Luca sembrano, da rockettari quali sono, sentirsi più a loro agio in un contesto come quello dell’Estragon, con la gente in piedi e molto vicina al palco, rispetto al contesto più rigido del teatro. E si vede. Interagiscono con il pubblico, scherzano sulle influenze musicali del bassista, che indossa una maglietta dei Kiss.
Per il resto, la musica è quella degli Zu, né più né meno. Nessuna sorpresa dai Dälek, che salgono sul palco quando i romani sono già nei camerini. Il duo statunitense scaraventa sul pubblico le sue mitragliate rabbiose e metalliche, una dopo l’altra, senza tirare il fiato. L’effetto è quello di tutti i concerti di hip hop ed elettronica: la voce dialoga con un campionatore togliendo inevitabilmente fascino alle composizioni. Ma la musica dei Dälek riesce, nonostante i limiti inevitabili di questi tipi di performance, a esprimersi in tutta la sua forza.
Sembrerebbe tutto finito. La gente comincia a sfollare dopo due ore e mezzo belle intense. Quando qualcuno ha già raggiunto la porta risalgono a sorpresa tutti i musicisti sul palco e l’atmosfera torna a riempirsi di suoni. Suoni di confine a metà tra la psichedelia e il dark su cui la voce del rapper recita parole come in un reading di poesia. Il risultato è una lunga suite ipnotica in cui ognuno mette qualcosa di proprio con una certa libertà. “Ma cazzo! È l’una passata di un giovedì, domani si lavora e questi ancora a suonare all’una e mezza!
E nessuno si muove” - mi è venuto da pensare allontanandomi. “O non lavora nessuno (al giorno d’oggi..) o questi cinque sul palco sono riusciti davvero a coinvolgere tutti. Oppure tutt’e due le cose...”.
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