Tune in
Pubblicazione 23 Febbraio 2007

Paolo Zanardi

Vuoi mettere risorgere?

Da Monopoli con furore. E amarezza. E tignose malinconie. E graffiante sconcerto. Un teatrino velenoso e surreale, colto al crocicchio tra i Balcani ed il lato squallido della metropoli. Un'altra chance per il punk rock d'autore, gentilmente offerta da Paolo Zanardi.
Paolo Zanardi
2007

Ti sembra che faccia rock per caso, Paolo Zanardi (vero cognome Iaffaldano). Anzi: per spasmo, per un riflesso involontario e liberatorio. Da attore in libera uscita. L’impostazione rugginosa, i testi come gomitate nel vuoto pneumatico delle periferie o sputi nel calderone della quotidiana ingiustizia. Più facile immaginarlo su un palcoscenico, come un teatrante off dal piglio amaro, l'espressività brusca, l'enfasi spigolosa del narrare. Non è certo un caso, semmai per quel volto che sembra disegnato dall’adorato Andrea Pazienza (capito da dove viene lo pseudonimo?), se Antonio Rezza ha scorto in lui uno spirito affine, accogliendolo nella cerchia di amici e tra le spire beffarde e laceranti del suo show.

Tuttavia, pur con tutte le deviazioni che si concede, Zanardi è un rocker. Per quanto assolva il compito con quel filo di sdegno, col livore maldigerito di chi ha già esaurito tutti i tentativi per farsi amare dalla vita, segue il demone elettrico fin da quando - bambinello - iniziò a strimpellare la chitarra. Un’ossessione sfaccettata e tentacolare che negli anni lo ha visto amare tanto e di tutto: Piero Ciampi e i Joy Division, CCCP e Tom Waits, Roberto Murolo e Dirty Three, Debussy e la new wave italiana. Tra le altre cose.

Siccome è nato a Monopoli nel '68, aveva giusto trent'anni quando i Borgo Pirano, band da lui fondata nel '94, vinsero il premio Città di Recanati. Non erano nuovi a soddisfazioni del genere, visto il Premio Ciampi del '96 quale migliore nuova band e le affermazioni ad Arezzo Wave e Rock Targato Italia nel '97. Come spesso accade però, non furono motivi sufficienti a far stare in piedi la band, che cessò di esistere quando Paolo decise di trasferirsi a Roma. Poteva assomigliare alla morte di un sogno rock, come ne accadono tutti i giorni ad ogni latitudine. Ma vuoi mettere risorgere?

Nella capitale infatti si aprirono nuove strade. Storte e trasversali, e non poteva essere altrimenti. Obbediente al proprio amore per il cinema, Paolo si mise a comporre colonne sonore per cortometraggi, attività che lo vide affiancato da Giorgio Spada, già tastierista dei Pirano e suo fido produttore. Altra liaison destinata a durare fu quella avviata con Remo Remotti, poliedrico artista romano (attore - per Moretti e i Taviani tra gli altri - nonché scrittore, scultore, pittore, poeta, umorista...) assieme al quale prese ad esibirsi regolarmente nel milieu capitolino, inscenando una sorta di cabaret a base di reading sonori che darà vita ad un disco, Remo Remotti Canottiere (Concertone-Edel, 2005).

Il 2005, già. L'anno cruciale. Coadiuvato dagli stessi musicisti di sempre, in pratica i Borgo Pirano resuscitati in incognito (oltre a Spada, che produce e si occupa delle tastiere, il batterista Maurizio Indolfi ed il bassista/chitarrista Luciano D'Arienzo), Zanardi debutta con un album che sembra un ricettacolo di tutto il suo vissuto artistico e non: Portami a fare un giro (Olivia records / Venus, 2005) è una parata di teatrini cinici e taglienti che procede a suon di beat acido, smanie pop, impertinenze balcaniche, jazzitudine stralunata e indignazione folk. Una prova autorevole, ricca di spunti, coraggiosa. Difatti, il disco ottiene lusinghiere recensioni, ma le radiolone nazionali – quelle che controllano il rubinetto delle (scarse) vendite - sembrano piuttosto distratte e il sasso sprofonda nello stagno senza che le acque si smuovano troppo. Nulla di cui stupirsi. Andare avanti. Senza smettere di bazzicare i club con Remotti, di spicciare musica per il cinema. In attesa di qualcosa, una breccia nel carrozzone, per vomitarci quello che non si può trattenere. Una specie di resurrezione. Difficile, forse impossibile. Ma: vuoi mettere?

Intervista a Paolo Zanardi

La vita è invivibile e io mi sento in colpa, ho gia vissuto troppo, ho gia concesso troppo a questa puttana ch'è la vita…”. Ecco. Sapevo che da Zanardi non potevo aspettarmi un'intervista banale. Chiunque abbia dato un ascolto ai suoi due lavori, avrà intuito la scomodità del personaggio. Uno per nulla integrato nel cosiddetto "ambiente". Anzi, un dis-integrato. Un cane sciolto che cammina sul lato insidioso della strada, che calpesta marciapiedi dispersi perché la main street fa schifo al cazzo. Uno che si guarda intorno e non trova un motivo uno solo per sperare (“la speranza è per i disperati”). Uno che detesta molto quel molto che c’è da detestare. Uno che ama con spasmodico disincanto. Con la rabbia struggente di chi sa di non poter vincere la battaglia. Da combattere, comunque, fino in fondo.

La prova del difficile secondo album te la sei messa alle spalle. Quanto ne sei soddisfatto?

"Soddisfatto" non è un termine presente nel mio vocabolario, tuttavia eravamo coscienti di aver fatto un passo avanti rispetto al primo album, che era costato 100 euro. Questo è costato 200! Registriamo in digitale, tutto fatto in casa, il che ha dei gran pregi (farci i cazzi nostri, etc..) ma anche grossi limiti. Diciamo che per l'eventuale terzo disco vorrei trovare qualcuno che ci supporti economicamente e magari registrare in uno studio serio, tipo Officine Meccaniche (gli studios milanesi di Mauro Pagani, nda)... Vorrei avere un suono più profondo e ridurre all'osso tutto il resto, strumenti ed arrangiamenti...

Rispetto al già irrequieto esordio, sembri animato da uno sdegno ancor maggiore. Me lo confermi?

Mi parli di sdegno e mi tocca crederti, io non mi "conosco" e tutto ciò che faccio lo faccio di puro istinto, parafrasando David Bowie potrei dirti che "tutto quello che so è quello che vedo", oppure che sono come un ripetitore televisivo, come diceva di Zanardi il mio amato Paz... In fondo vorrei farmi amare pure da Pippo Baudo ma proprio non ce la faccio...

I fronti sonori aperti sono tanti, dal folk alla wave passando dalla psichedelia fino al cantautorato. In recensione ho speso un po' di nomi, ma chi meglio di te può farlo? Ovvero, a quale musica, dischi, musicisti del passato o del presente si sente vicino Zanardi nell'anno del signore 2007?

Non posso che parlarti del passato, ma è imbarazzante e disorientante, perchè io davvero mi sento unico (nel bene e nel male). Posso parlarti di quello che sto scrivendo, e a costo di sembrarti banale, perché va di moda ti dico Serge Gainsbourg, Piero Ciampi, Flavio Giurato, Lou Reed, Franco Califano (!!!), Franco Fanigliulo, Vasco Rossi (il primissimo!), Shane MacGowan, insomma ho deciso di morire presto prestissimo! La vita è invivibile e io mi sento in colpa, ho gia vissuto troppo, ho gia concesso troppo a questa puttana ch'è la vita....

Paolo Zanardi
2007

Cinema, fumetti e teatro sono altre tue più o meno dichiarate passioni. Quanta importanza hanno per le tue canzoni?

In realtà ne hanno ben poca: di fumetti conosco solo Pazienza, di teatro venero soltanto Carmelo Bene (oltre al mio amico Antonio Rezza, che però io non definirei "attore" e tantomeno "di teatro"), in quanto al cinema lasciamo stare.... E' una cosa troppo seria per lasciarla ai registi (specie se italiani..), e non vorrei fare la fine di Ligabue! In realtà la mia vera passione è la letteratura e la poesia, e adesso mi viene in mente che ho dimenticato di citare i Massimo Volume, il più gran gruppo italiano dei novanta... La mia vera fonte di ispirazione sono i poeti e gli scrittori, io stesso mi sento più affine a uno scrittore che ad un musicista...

Quello delle soundtrack potrebbe essere un'attività collaterale o addirittura uno sbocco primario per la tua carriera? Hai in cantiere qualcosa?

Magari, se non altro da un punto di vista economico... In realtà è un mondo molto chiuso, dove bisogna leccare un bel po di culi, laddove io i culi tendo a sfondarli. Magari in futuro, se dovesse chiamarmi un Garrone o un Sorrentino... Avrei voluto lavorare con Nico D'Alessandria, a cui ho dedicato I barboni preferiscono Roma o con Joao Monteiro, insomma tutta gente giovane e deceduta (si capisce che i giovani mi stanno sul cazzo, sì?). E poi il mondo del cinema fondamentalmente mi ripugna, ma non si sa mai..

Le tue frequentazioni sul palcoscenico sono - come dire - piuttosto scellerate. D'altronde, come si dice dalle mie parti, chi s'assomiglia si piglia. Di Antonio Rezza che mi dici?

Con Antonio ci siamo conosciuti per caso, una sera che io stavo con Remotti a delirare in un locale di San Lorenzo a Roma. E' riuscito a farmi recitare... Ci ritrovammo su una spiaggia di Anzio con i piedi nell'acqua, io Giovanni Battista e lui Gesù, lo battezzavo... Adesso pare che mi farà decapitare da Salomè (la sua sodale Flavia Mastrella) ad Ostia antica... Che posso dire? Sono due artisti veri, per quello che può significare la parola, della cui amicizia mi onoro.

E dell'ineffabile Remo Remotti?

Remo... Ormai fa parte della mia vita, per me è come un fratello maggiore, mi fa incazzare perchè secondo me si sputtana troppo, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, conservo nel cuore il ricordo del nostro primo incontro, pieno di magia. Spero di realizzare (fintanto che campa!!!) un disco live tratto dai nostri spettacoli, ma si sa che la discografìa italiota soffre di miopia. Gli voglio un bene dell'anima, con lui ho imparato ad improvvisare su un palco, a non prendermi troppo sul serio e tante altre cose ancora, ma preferisco tenerle per me.

Cos'altro è per te il teatro in Italia? Te lo chiede uno che frequenta poco o per nulla.

Il teatro in italia è nato e morto con Carmelo Bene, compreso tutto ciò che gli gravitava intorno (Leo De Berardinis, Aldo Trionfo etc..). Bene è uno dei miei idoli di sempre, conosco le sue opere a memoria: o con lui o con tutti gli altri, gli Albertazzi, gli Streheler, i Dario Fo, i Gassman... Oggi sento parlare bene della Raffaello Sanzio Societas, che purtroppo non ho ancora avuto occasione di vedere, perché anch'io come te non vado mai a teatro, ma mi incuriosiscono. Di Antonio Rezza ho già parlato, non lo considero un attore di teatro, anche se agisce nei teatri. Per me resta uno dei pochissimi, se non l'unico che in italia valga la pene di vedere...

Quanto al fumetto, sei vieppiù un "pazziano" o ci sono altre matite in ballo?

Pazziano, anche perché per me Andrea Pazienza è un grande "scrittore" oltre che un grande disegnatore, vale più lui dei suoi contemporanei letterati, i vari Benni, Tondelli etc.. Lo hanno ampiamente ammesso. Rimane uno degli ultimi che hanno saputo, istintivamente, raccontare il mondo che gli girava intorno. Insieme a Piero Ciampi e a Carmelo Bene è il mio nume tutelare...

Teatro, fumetto, cinema, musica: che pensi del fatto che là fuori se ne sbattono di tutte queste menate, sono troppo occupati con cocaina, playstation e sms?

Ben vengano cocaina, playstations ed sms. Se le meritano. D'altronde non ci sono più i bei tossicomani di una volta, adesso vanno tutti a pasticche... Ma come dicevo nel mio "farmacista" il mondo ha bisogno da sempre di "una piccola spinta", perchè da solo non gliela fà...

La vita vera, quella a livello di marciapiede, questo sembra interessarti. Nelle tue canzoni c'è emarginazione, fallimento, rabbia. Ci sono speranze che si mordono la coda. Non sei propriamente un ottimista, vero?

E' ora di farla finita con la speranza. Una delle poche cose, forse l'unica, che si imparano crescendo è proprio questa: la speranza è per i disperati, smettere di sperare è il primo passo per liberarsi di questo fardello che è la vita, per cominciare a sentirsi leggeri, per capire che Dio ha la sua grandezza nel non esistere, che religione è questa assenza di speranza, questo rifiuto ad essere consolati... Ma qui sconfiniamo nella teologia. La vita del marciapiede... E' una delle poche che conosco per averla frequentata, e io posso solo parlare di ciò che conosco. Non credo che lì ci sia più verità che altrove, semplicemente canto quello che vedo, di carattere sono pessimista ma senza acredine. La cosa migliore che possa capitare a questo mondo, e all'uomo che lo ha creato, è scomparire, e sperare che nessuno si ricordi più di lui. Come diceva Amleto? "Non mi soddisfa l'uomo, e nemmeno la donna". Credo che per come siamo ridotti, qualsiasi animale sia di gran lunga più intelligente di "questo" uomo... Ammiro nell'uomo e nella donna soltanto l'infanzia, il suo lato selvaggio... Ecco io rispetto solo l'infanzia, l'adulto no, non lo rispetto. Perché profondamente stupido....

Paolo Zanardi
2006

Credi che la liason tra rock ed impegno (anche esplicitamente politico) sia possibile in qualche modo?

L'impegno politico non mi riguarda nella maniera più assoluta. Ammiro artisti come Bob Marley o Public Enemy o John Lennon ma non è roba per me... I politici, soprattutto se "democratici" andrebbero sterminati. Giorgio Gaber, ecco, è un artista "politico" in cui mi riconosco appieno. Sogno di raggiungere un giorno il suo sarcasmo, il suo essere sempre fuori dai luoghi comuni, come lui sono il non-votante più politico di tutti... La verità è che se dovessi "fare politica" finirei in galera, uno dei pochi luoghi sociali che mi si addicano: la galera.

Sembri un tipo piuttosto isolato nella "scena" italiana. Cosa pensi dei tuoi colleghi? Ci sono rapporti di qualche tipo?

Ho grande rispetto per chi fa questo "mestiere", io sono isolato dalla nascita, mi dispiace ma mi piace, sono un poeta e me la tengo stretta. In fondo ho già 39 anni e so come vanno le cose... Diciamo che mi basta poter suonare in qualche club per quei pochi che mi seguono, peccato per l'affitto però... Per quanto riguarda i miei (miei?) colleghi, ribadisco il grande rispetto ma non mi entusiasmano. Mi sembra che non colgano il punto, diciamo i primi dischi di Bugo anche se è la copia di Beck, Vinicio anche se era la copia di Tom Waits, i primi Marlene anche se erano la copia di Sonic Youth e Nick Cave... Mi sono spiegato? Un disco che mi era piaciuto parecchio era Gran calavera elettrica di Cesare Basile.

Compri dischi? C'è qualche situazione musicale o semplicemente qualche titolo che ti sta stuzzicando?

Non compro dischi, me li faccio masterizzare. Le mie pochissime finanze le spendo in alcool e libri, ma ammiro molto i fanatici del disco. Io sono rimasto al vinile, il CD mi fa schifo... Non ascolto musica in senso cronologico, mi guardo sempre indietro, trovo molta più ispirazione nel passato, la mia ultima passione è... Neil Young!!!!

Le domande che facciamo a tutti, da qualche anno questa parte: cosa pensi del file sharing? E dei peana delle major?

Se file sharing significa grossomodo scaricare musica gratis sono completamente a favore, anche se questo vuol dire che resterò un morto di fame a vita. Delle majors penso tutto il male possibile e spero che il mio terzo disco esca con una di loro...

C'è chi ipotizza - anzi giudica pressoché inevitabile - il dissolvimento del supporto fisico, per cui le entrate del musicista finirebbero col provenire principalmente dall'attività live, più eventuali gadget. Che ne dici?

Dico che già sto diventando vecchio per i live, ammesso che riesca a trovare un'agenzia. Penso che il CD abbia i giorni contati, e non mi dispiace. Resta una grande nostalgia per quel meraviglioso oggetto che era il disco in vinile, credo che sia una grande perdita, come se scomparissero i libri. Ma questo fa parte di quel mondo a cui auguravo poco fa di scomparire. Probabilmente faccio prima a scomparire io, in questo mondo - come diceva Dylan Thomas - che ha tutta l'aria di volersene andare all'inferno...

copertina pdf #91