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Pubblicazione 01 Settembre 2006

FIB Festival Internacional De Benicassim

FIB Festival Internacional De Benicassim, Estero/Altro (Dal 21 Luglio al 24 Luglio)

Giunto alla dodicesima edizione, il Festival di Benicassim è ormai una realtà consolidata e presa d'assalto da un pubblico sempre più numeroso.
Tom Barman
dEUS
2006
Tom Barman

Giunto alla dodicesima edizione, il Festival di Benicassim è ormai una realtà consolidata e presa d'assalto da un pubblico sempre più numeroso. La cittadina della costa Azahar a un'ora da Valencia si trasforma per quattro giorni nella capitale dell'indie (si fa per dire) mondiale, andando a scalfire il primato storico dei vari Reading e Glastonbury: è, del resto, proprio il pubblico inglese a farla da padrone e anche sui palchi la Union Jack è... Regina. Nel bene e nel male.

Sono britannici in effetti i due gruppi che vanno ad occupare i due vertici della classifica di gradimento della kermesse e si tratta di Franz Ferdinand e Placebo: tanto divertenti e convincenti i primi quanto irritanti e vuoti i secondi. Kapranos e soci, quasi volessero dare il loro contributo ai promotori del “salto globale” fanno sobbalzare ripetutamente più di quarantamila persone all'unisono e tra scelte estetiche felici e un revivalismo (auto)ironico, azzeccano ogni mossa necessaria a conquistare anche i più riluttanti, raccogliendo ovazioni a non finire. Il gruppo di Molko invece sembra aver perso lo smalto di un tempo in una performance che non lascia davvero nulla, con la maggior parte dei classici rinnegata e una scaletta infarcita di brani nuovi senza alcuna personalità.

Rimanendo in zona delusioni, nemmeno i Depeche Mode riescono a convincere più di tanto offrendo uno spettacolo notevole sul piano visivo ma freddo e poco grintoso, Gahan non colpisce nonostante l'aura carismatica che lo circonda e se non si è dei fan ci si annoia presto: la questione si ribalta se parliamo di Morrissey. Sua Inglesità potrebbe quasi fare a meno delle canzoni tanto è forte la sua presenza e la voce è talmente unica da irretire anche chi propenderebbe per una tazza di te diversa.

Spostandoci sul lato americano, i Pixies e gli Strokes offrono solo conferme: i primi, accolti come si accoglie la Leggenda propongono un repertorio che privilegia i brani di Surfer Rosa e Doolittle: lo smalto è quello di sempre nonostante una certa freddezza (calcolata?) da parte di Black Francis e soci, il concerto viene interrotto a metà dalla stessa band a causa dell'eccessiva calca nelle prime file, per poi riprendere con i toni leggermente abbassati e le cartucce migliori sparate prima dei saluti. Cartellino timbrato, leggenda comunque intatta.

Gli Strokes dimostrano, se ce ne fosse bisogno, di non essere costruiti a tavolino sfoderando una manciata di canzoni irresistibili nonché una presenza scenica invidiabile: sarà che la (post)modernità velocizza i tempi, ma non è scandaloso pensare che il gruppo di Casablancas sia già un classico.

Tra le performance fredde e anche poco riuscite va invece collocato il concerto dei Calla a cui manca evidentemente qualcosa, mentre d'altra parte i Venus del magnetico Marc Huigens, accompagnati da una piccola orchestra, emozionano senza clamore con il consueto rock epicamente venato di folk. Ottima impressione anche quella suscitata da Yann Tiersen che si smarca da “Amelie” e dimostra di saper far urlare il violino e stridere le chitarre.

Piacevolissimo il new folk dei Mojave 3 e il power pop anni 90 dei Nada Surf, mentre tocca agli Art Brut ricordare quanto possa essere essenzialmente divertente il rock'n'roll: le canzoni di questi nuovi figli della british invasion funzionano dal vivo meglio che su disco e la verve di Eddie Argos è incontenibile tanto che alla fine del concerto ci si gode un siparietto durante il quale legge ogni nome del programma seguito dall'esclamazione “top of the pops!”.

Se obiettivamente dunque la palma del migliore va ai Franz Ferdinand, quella consegnata con il cuore è tutta dei dEUS: la nuova formazione è rodata e Tom Barman appare in splendida forma, la scaletta è una sorta di greatest hits nella quale trova posto, oltre all'ultimo Pocket Revolution, buona parte di quel repertorio che ha reso i belgi un culto, a questo punto ben lungi dal tramontare.

Il Fib 2006 si chiude con un grande beach party e le caviglie massacrate: a questo servono i festival e già ci si chiede chi, l'anno prossimo, si prenderà la responsabilità di ricordarcelo.

copertina pdf #88
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