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Pubblicazione 01 Settembre 2006

dEUS

Villa Ada, Roma (15 Luglio 2006)

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Tom Barman
dEUS
2006
Tom Barman

La considerazione che sorge a fine serata è quanto siano rari eventi come questo. Quante poche volte, purtroppo, si trova un gruppo sul palco capace di coinvolgere davvero il pubblico dall’inizio alla fine, dosando brani tiratissimi, che sembrano trasmettere la stessa energia elettrica che fa vivere gli strumenti, e dolci ballate, in cui pure è impossibile rimanere fermi, traditi da ritmiche subdole che catturano gli arti anche nei momenti più calmi. Inoltre, quanto poco spesso è coinvolgente visivamente un concerto, senza l’ausilio di spettacolari supporti scenici, e che non sfoci in un mero esibizionismo.

Una delle caratteristiche che rende unici i dEUS è un curioso senso della teatralità, forse più evidente e marcato nei primi tre dischi, in cui si aveva a che fare quasi con un teatro dell’assurdo. E Tom Barman è sicuramente il personaggio ideale per rappresentare in scena l’opera del gruppo belga, un cantastorie che non si può fare a meno di tenere d’occhio con sguardo incantato sia quando sussurra ballate come Serpentine, sia quando si scatena coi suoi compagni in furiosi muri di suono sonicyouthiani. Questo protagonista trova spalla eccellente nell’imperturbabile Klaas Janzoons, che potrebbe quasi sembrare parte della scenografia, se ogni tanto non raggiungesse i compagni al centro del palco straziando il violino con i suoi assoli, oppure suonandolo a tracolla come una qualsiasi chitarra elettrica.

E dunque proprio questo fattore teatrale, che contrassegna tipicamente il gruppo belga, trova immediatamente sfogo nell’apertura con la tomwaitsiana Theme From Turnpike, le cui basi pre-registrate accompagnano i musicisti in palco, che poi sviluppano in crescendo il brano culminando in un’esplosione, azzeccato assaggio di quello che hanno preparato per mandare il pubblico a casa ben sazio.

La scelta dei brani è impeccabile, con pochissimi momenti deboli, ampiamente compensati dalle altre eccellenti interpretazioni. Stupisce il modo di accostare brani antitetici, senza che l’equilibrio complessivo venga meno: con nonchalance, infatti, viene affiancato il punk-funk schizoide di Fell Off The Floor, Man a una versione straniante e dilatata di W. C. S. (First Draft), oppure il caos ordinato di Suds & Soda (penalizzata da un intermezzo strumentale più calmo e meno massiccio, che ha smorzato l’impatto del muro di suono originario) accoppiato con la bossa elettrica di Nothing Really Ends.

Ancora a favore dei dEUS si può citare la padronanza tecnica, che permette di dare il giusto risalto alle melodie e di lanciarsi in sfuriate noise mai gratuite. Per non parlare poi dell’interplay tra le tre voci, che sanno alternarsi con precisione cronometrica o darsi sostegno l’un l’altra nei cori. Un concerto perfetto in cui anche ai brani del debole Pocket Revolution viene data una dignità pari a quella dei dischi precedenti, creando un amalgama unico e vivo, come un cocktail da assaporare in un bar, sotto il mare...

Scheda: dEUS

copertina pdf #91
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