Nell'ambito della manifestazione Musica 90, approdano a Torino gli Orb versione pocket.
Niente di meglio per la chiusura dell'attività live dello storico Teatro Juvarra; l'unica incognita è se Paterson e Fehlmann opteranno per un'esibizione ambientale e visionaria o preferiranno far muovere il pubblico con un set più danzereccio pescando dall’ultimo Okie Dokie.
La partenza è altalenante: si fatica a capire che direzione prenderanno tra beat sincopati squarciati da droni space-tronici e imbarazzanti divertissement (tra cui una tremenda Barbie Girl). In più manca totalmente il supporto video. e il palco illuminato con due signori di mezza età che scherzano e ancheggiano armeggiando con mixer, piatti e laptop non è il massimo del trip.
Ma i Nostri non ci mettono tanto a scaldare la platea, pezzi come Captain Korma e Cool Harbour sono decisamente coinvolgenti e si inizia a vedere gente dimenarsi sulla sedia, quindi alzarsi e andare a ballare nei corridoi laterali.
E' un processo lento e inesorabile, che svuota la platea e riempie i corridoi e infine straborda sotto il palco.
La presa della Bastilia da parte dei disco dancers ristabilisce l'equilibrio, il pubblico balla e si diverte, senza più guardare gli artisti che riprendono il ruolo di invisibili dj.
Si va ancora avanti con l'astronave Orb che lambisce le spiagge di Goa, incrocia il dirigibile kraut, oltrepassa le Towers Of Dub e sfreccia verso la galassia Delta MK II in un viaggio spazio-temporale che unisce trance e industrial, musica etnica e avanguardia, psichedelia e techno.
In campo elettronico il pubblico, per sua natura giovane e alla ricerca continua dell’hype, spesso trascura il passato. Un fenomeno che genera fraintendimenti su quello che appare come innovazione mentre spesso non è che semplice revival.
Un’esibizione come quella degli Orb, pur non proponendo niente di rivoluzionario, non può che essere salutare, soprattutto per chi ai tempi di U.F.Orb neanche aveva il permesso per mettere piede in un dance-floor.
Scheda: The Orb
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