Ai tempi del loro terzo album, The Adventures Of Ghosthorse & Stillborn, sono stato uno dei pochi a difenderle. Non avevo certo apprezzato gli inserti etnici derivativi Novanta (à la Dead Can Dance quando cannano il disco per intenderci), e nemmeno avevo visto di buon occhio alcune influenze bjorchiane, eppure, un paio di ballate e uno scherzetto-marcetta-per-bimbi m’avevano convinto: le sorelle avrebbero tranquillamente tenuto un palco senza alcuna incertezza o trepidazione, perché soltanto poche strofe e note a contorno, erano lo specchio di un sound spendibile oltre la soffitta e le atmosfere rubate dai dischi della mamma che le resero celebri presso la critica specializzata.
Inoltre, in quel bistrattato disco, c’era l’hip hop, aspetto coraggioso ma non primario, magari sembrava una trovata e niente più, ed invece è la chiave di volta del nuovo corso per la quale si dovrà festeggiare un ottimo ritorno, in un’altrettanto imperdibile serata a Poggibonsi, Festival Narrazioni (evviva, gratuito) che le accoglie in esclusiva per il Centro Sud (al nord chi le ha viste era a Milano).
Portati a casa Casady i modi dell’hip hop diventano un ponte tra sé stesse e il futuro. Tra il genuino e l’irrimediabilmente artefatto. L’incanto e il paraculo. Solo i fricchettoni più autentici (o i rom più carismatici) reclamano così tanti odio/amore, ma se questo è l’immaginario di contorno, la polpa è una rapper vestita pure a tono (Sierra) e una solista (Bianca) quanto mai incantevole. Una, la più anziana, a condurre e l’altra a giocare, a seconda, o in contrappunto o in slancio lirico a mo’ di Goldfrapp ai (bei) tempi degli Orbital.
Una Parentesi: ottima Bianca. D’altri tempi e di un altro mondo. E per quello che ci interessa è cresciuta tantissimo. Non è più la stronza che era. L’ex di Devendra Banhart, la bella snob della situazione. Ora è performer e con Sierra hip girl il bilanciamento dei contributi è finalmente raggiunto in uno spettacolo che deve moltissimo anche alla recitazione (i trucchi del teatro) e alla moda (per niente banale la scelta degli abiti per i quali varrebbe un paragrafo apparte). Tornando a Sierra, pure lei diversissima: ieri l’altro giovane/vecchia ultra acqua e sapone e ora irriconoscibile con i dread e tutto il trucco. Del resto, quanto il passato con arpa e strumenti giocattolo riaffiora, la voragine che il fan s’aspetta non c’è.
Piuttosto affiora una coerenza puttana nondimeno entusiasmante, perché nella metamorfosi organica (e senza punti accapo), le Cocorosie si sono emancipate acquisendo pure sapori algerini che, fortemente voluti a inizio concerto, rappresentano il tanto bramato etnico ora finalmente funzionale al loro sound. In questo senso, sono ben tre i brani completamente inediti tra un flauto tipico delle zone e ritmi da pullman con i muezzin a tutto volume.
Il mix purtroppo non fa parte dell’eppì che circola ai concerti delle sorelle: Coconuts, Plenty of Junkfood contenente 5 canzoni nuove, è una collezione piuttosto deludente rispetto a quanto sentito oggi. Soprattutto, va in direzione infantile à la Casiotone For The Painfully Alone e in quella più canonicamente Antony and the Johnsons. Tutto fondotinta e anche troppo semplice. Niente a che fare con lo spettacolino totale a cui abbiamo assistito. Aspettiamo l’album completo per stendere un giudizio, soprattutto ci incuriosisce il produttore che si sceglieranno, il terreno, diciamo a questo punto, che ci sarebbe. Discorsi che non valgono per l’opener della serata Dargen D’amico, inattuale lui proprio come, di converso, attuali loro.
Hop hop conquistato contro hip hop precotto. Ancora poche parole sul Dargen: la noia che si porta dietro è un misto di pubblico completamente non-in-sintonia e un suo modo d'essere quel tipo-di-annoiato-arrivato-cool che rispetta la scuola del milanese rap da Jovanotti in avanti (e poco più sotto). Del resto, le sue rime si reggono soltanto su una manciata di mitomanie sulla droga e qualche tune buono per una gita a San Donato-di-dove-volete-voi. Non si arriva nemmeno al blog come aggiornamento poetico-sociale e quindi perché dilungarci?
Scheda: Dargen D'Amico, Cocorosie