I Cosiddetti Contemporanei
Pubblicazione 02 Luglio 2009

Duo Alterno

Contemporaneamente alterni

Esplorare tutti i meandri della musica dei compositori italiani del Novecento: il Duo Alterno ha un obiettivo molto chiaro.
Duo Alterno
Duo Alterno
Duo Alterno

Molti compositori viventi (tra cui Ennio Morricone e Giacomo Manzoni) hanno scritto per il loro Duo Alterno, una formazione da camera che si impone nel panorama della musica d’arte italiana con progetti sempre più ambiziosi. Come La Voce Contemporanea In Italia, ciclo di registrazioni (giunto al quarto volume) dedicato al repertorio vocal-cameristico nostrano. O come l’ideazione della “foto-musica”, un procedimento compositivo che riflette, da un’angolatura inedita, il rapportro tra suono e immagine. Tiziana Scandaletti e Riccardo Piacentini sono personaggi interessantissimi e molto competenti, con i quali è stato affascinante e costruttivo conversare dei più svariati temi legati al mondo della musica “cosiddetta contemporanea”. 

Immagino siate partiti da studi classici. Qual è stato, invece, il vostro primo approccio alla musica cosiddetta “contemporanea”? E come mai avete scelto di specializzarvi in questi repertori? 

Tiziana: Certo, studi classici, liceo e università compresi. Alla musica contemporanea mi sono avvicinata a Venezia negli anni ’80, collaborando con amici compositori… 

Riccardo: … mentre nel mio caso i primi contatti sono avvenuti tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80, quando intercettai i corsi estivi di Sylvano Bussotti (a Sargiano) e di Franco Donatoni (all’Accademia Chigiana di Siena). Con quest’ultimo ho frequentato quattro anni no stop di corsi e gli devo moltissimo. 

Tiziana: Insieme, come Duo Alterno, la scelta di specializzarci nel repertorio contemporaneo è stata quasi d’obbligo. Io provenivo da studi universitari di Filologia, oltre che da quelli di Canto, e Riccardo aveva studiato pianoforte e composizione. Risultato: se volevamo collaborare insieme, non rimaneva che mettere insieme le nostre rispettive forze e competenze. L’atteggiamento del filologo che lavora sui manoscritti, calza alla perfezione con i nuovi segni della musica contemporanea e con la passione e il rigore che questa musica richiede. 

Sono ormai 12 anni che suonate insieme. In che modo è cominciato questo vostro rapporto artistico? 

Riccardo: In parte la risposta sembrerebbe già contenuta nella precedente, ma in realtà, prima di formare il Duo Alterno, la nostra collaborazione era già piuttosto solida, in quanto Tiziana eseguiva spesso mie musiche. Anzi io, a partire dal 1992, componevo le mie musiche quasi esclusivamente per la sua voce! 

Tiziana: Sì, erano pezzi per voce sola (come Fugitives. Tre Frammenti da Baudelaire) o per voce e nastro magnetico (come 7x7+7. Otto Filastrocche Per Voce Di Mamma) o per voce e ensemble o ancora per voce e orchestra (come L’Aura per soprano, flauto e orchestra). Questo tipo di collaborazione continua tuttora, e infatti spesso io eseguo brani di Riccardo… 

Riccardo: … ma dal 1997 abbiamo deciso di aggiungere qualcosa di importante alla nostra collaborazione, costituendo il Duo Alterno e dando il via a una certa “irrequietudine geografica” che ci accomuna: abbiamo cominciato a viaggiare, praticamente in tutti i continenti, Australia compresa, proponendo un repertorio insolito, ma anche straordinariamente affascinante, di musiche italiane del ‘900 e contemporanee… 

Tutti conosciamo le difficoltà che si incontrano (in qualsiasi ambito musicale) nel riuscire ad intraprendere una carriera professionale. Come riescono musicisti come voi a vivere di musica pur avendo scelto un repertorio affascinante quanto “impopolare”? 

Riccardo: L’insegnamento in Conservatorio è una base economica, oltre che formativa, da cui noi non possiamo prescindere. Ma i concerti non sono certo un puro divertimento, e trovarli comporta a sua volta un grande lavoro che richiede tempo, coerenza, stabilità emotiva ed anche una buona predisposizione a livello organizzativo e manageriale. Per “coerenza” intendo la volontà, l’energia di proporre un repertorio in cui si crede fortemente, per il quale ci si sente preparati e di cui si è sicuri che non deluderà le aspettative del pubblico più sensibile e della critica. Noi non crediamo che fare cultura sia una cosa “comoda” e necessariamente “popolare” (nel senso di non impopolare). 

Quali sono le principali differenze che si possono notare, a distanza di tanto tempo, nel suonare insieme? Sotto quali aspetti siete principalmente cresciuti, musicalmente? 

Tiziana: Tantissimi. La voce e il pianoforte, il canto e la composizione… sono binomi già di per sé problematici e ti obbligano a crescere, modularti, coabitare in modo non sempre facile e immediato. Così, studiando ore e ore insieme, con un repertorio in costante espansione, non puoi che cambiare nel corso del tempo. Quando ascoltiamo le nostre prime registrazioni fatte come Duo Alterno (parliamo del 1998) e poi quelle più recenti scopriamo che abbiamo maturato, ad esempio, una dimensione più gestuale e teatrale del far musica. La nostra passione filologica rivolta ai repertori del ‘900 è un’avventura sempre più imprevedibile e creativa (la creatività è imprevedibile!), perché studiare a fondo qualcosa vuol dire saperla reinterpretare. 

Riccardo: Sì, ci piace l’idea del “performer ermeneuta”, una specie di esploratore che scava nei meccanismi più nascosti della composizione e lo fa fedelmente e , insieme, con trasgressione. È possibile, anzi irrinunciabile. E’ una sorta di sano “pregiudizio”, come direbbe Gadamer, che sta alla base di ogni lettura, per quanto seria e filologicamente fondata. Se no, come si farebbe ad essere creativi? 

Tiziana Scandaletti e Roberto Piacentini
Duo Alterno
Tiziana Scandaletti e Roberto Piacentini

Ci sono dei compositori con le cui musiche vi sentite maggiormente a vostro agio? 

Tiziana: Direi i compositori con cui abbiamo un feeling e una frequentazione costanti, compositori vivi e operanti (“viventi e scriventi”, come diceva di essere Morricone quando, ottantenne, vinse l’Oscar alla carriera) con cui possiamo direttamente confrontarci. Sarebbe lungo fare un elenco di quelli che in questi anni ci hanno dedicato loro lavori, o quanto meno ne hanno seguito o curato una versione per il nostro Duo. Faccio in primo luogo i nomi di Giacomo Manzoni, Ennio Morricone, Sylvano Bussotti, ma abbiamo anche avuto la possibilità di confrontarci con Luciano Berio, Goffredo Petrassi… e tutta una nutrita serie di generazioni successive, da Solbiati a Vacchi, Cifariello Ciardi, Gentile, Bosco, ecc. E poi c’è il repertorio italiano da camera del primo ‘900: parliamo di Ghedini, Casella, Alfano, Malipiero… Dei primi due abbiamo eseguito decine e decine di volte brani come i Quattro Canti Su Antichi Testi Napoletani o le Deux Chansons Anciennes, che traggono ispirazione dal folclore popolare rivisitato in chiave colta. Un po’ come le successive Quattro Canzoni Popolari di Berio, un nostro cavallo di battaglia che eseguiamo con le diverse cadenze dialettali richieste dai testi di ciascuna canzone. Ecco, questo repertorio ”misto” ci piace moltissimo e, fra l’altro, piace anche moltissimo al pubblico, incluso quello che sulle prime si dimostra prevenuto. 

Eseguire la musica di altri è una pratica di per sé creativa, che presuppone uno studio, un metodo di lavoro ed una successiva interpretazione. Come approcciate (tecnicamente, ma anche cognitivamente) ad una nuova partitura? 

Riccardo: Ottima domanda che al suo interno contiene già alcune affermazioni che condividiamo in pieno. La creatività sul piano performativo non è mai qualcosa di capriccioso, né una cosa da star hollywoodiane permalose e scostanti. Al contrario, richiede una grande disciplina e una strategia di azione molto attenta, anche se spesso nascosta, tutt’altro che esibita. E’ la parte del performer che non fa spettacolo, l’arte di far sembrare facili cose che non lo sono affatto, di portare alla luce ciò che alla luce può arrivare solo in seguito a una lunga operazione di scavo. Qualunque atto creativo, nella composizione come nella sua interpretazione, comporta ore e ore, giornate intere di metodico lavoro. Un esempio recente è stato per noi lo studio di due partiture esemplari della vocalità da camera degli ultimi decenni: Lachrimae di Sylvano Bussotti e …Ed Insieme Bussarono di Franco Donatoni. Il primo richiede una totale ricomposizione, a partire però da una pletora di elementi che vanno letti-intesi-fraintesi in modo logico e conseguente, e quelli devono essere, non altri. Il secondo, il brano di Donatoni, è un capolavoro di “strutturalismo anarchico”, ossimoro che significa: la composizione nasce idealmente secondo una concezione strutturalistica, ma l’esito finale – e l’interpretazione non può non tenerne conto – ha un sapore fortemente anarchico. “Anything goes”, ma solo con quelle note, quelle durate, quelle dinamiche, quelle precise richieste espressive… per un’apologia della libera anarchia. Un capolavoro che sfida non certo solo il buon senso, ma addirittura il senso. Per capire questo, bisogna respirarlo a pieni polmoni e in modo continuativo: ne esci trasformato. 

Compositori del calibro di Giacomo Manzoni ed Ennio Morricone hanno scritto appositamente per voi. Da cosa è nato questo interesse? Come si è svolta la collaborazione? Avete partecipato in qualche modo, al processo compositivo? 

Tiziana: Nel caso di Giacomo Manzoni, è stata una bella collaborazione con le Edizioni Curci a favorire questa circostanza. Riccardo contribuiva, e contribuisce tuttora, alla Rassegna Musicale Curci e pubblicava e pubblica anche sue musiche per questa casa editrice; così, quando Manzoni nel ’98 fu richiesto di pubblicare per la Curci e noi eravamo in stretto contatto con lui per una comune partecipazione al Festival di Musica Contemporanea di Vancouver (dove il Duo Alterno fece il suo primo concerto), nacque Du Dunkelheit a noi dedicato. 

Riccardo: Con Morricone, invece, dopo la prima esecuzione di Grido per voce e orchestra, in cui Tiziana era la voce solista, ci furono diverse esecuzioni parziali dei suoi Epitaffi sparsi nella versione per voce e pianoforte. In un’occasione, che peraltro non trovò sbocco immediato, la celebre coreografa Lucinda Childs chiese a Morricone l’aggiunta di alcuni piccoli preludi e postludi nel corso della composizione che avremmo dovuto eseguire a Losanna, Parigi e altre sedi. Morricone scrisse per noi una decina di micropreludi e postludi e noi, da allora, eseguiamo gli Epitaffi sparsi in questa versione modificata per noi. 

La Voce Contemporanea In Italia contiene un progetto ambizioso: raccogliere i differenti stili vocali della musica italiana del Novecento. Approcci diversi alla vocalità che immagino abbiano richiesto una notevole disponibilità di adattamento a cotanta varietà. Come avete affrontato, dal punto di vista esecutivo, queste difficoltà? 

Riccardo: L’obiettivo era proprio quello, di dimostrare quanta varietà ci fosse nella produzione vocale-cameristica italiana d’oggi, ma anche rintracciare alcune linee-guida, perlopiù ignorate finora dalla stessa musicologia, che permettessero una mappatura per così dire “più comprensibile”. Comprensiva e comprensibile, insomma… 

Tiziana: … e così in ogni disco abbiamo lavorato intorno a un leit motiv, sostenuti non solo dalla nostra ricerca ma anche dal contributo di musicologi come Quirino Principe, Paolo Petazzi, Carmelo Di Gennaro, Stefano Leoni e Sandro Cappelletto. Il primo CD indaga i rapporti tra compositori italiani e grandi poeti loro contemporanei (tipo Petrassi-Quasimodo, Corghi-Ungaretti, Scelsi-Aleramo, ecc.); il secondo approfondisce il discorso delle “contaminazioni” tra generi e lingue; il terzo riunisce compositori che hanno lavorato su testi in lingua tedesca; il quarto, compositori che traggono ispirazione nei loro brani da grandi autori del passato.

L’aggettivo “contemporaneo” associato alla musica, contiene in sé molte contraddizioni, anche se, spesso, è venuto a coincidere con l’arte dei compositori del Novecento. Come definireste voi il significato di questo aggettivo? Che cos’è, per voi, “contemporaneo”? 

Riccardo: “Contemporaneo” è un attributo doppiamente relativo: va riferito a due sostantivi che ne modificano di volta in volta il senso. Per esempio “la musica contemporanea a Schumann” non era meno contemporanea di quella riferita all’oggi. Nel primo caso i due sostantivi di riferimento sono “musica” e “Schumann”. Noi sappiamo che Schumann era un compositore non meno avanguardista per i suoi tempi di quanto lo fosse Stravinskij con il Sacre del 1913, ma in entrambi i casi non si può dare una valutazione assoluta. Contemporaneo è ciò che accade qui, adesso, e che non sarebbe potuto accadere prima semplicemente perché non c’erano ancora le convergenze storiche, culturali e sociali che oggi ci sono. 

Tiziana: Considerare la contemporaneità una prerogativa della musica d’oggi vuol dire assolutizzare un termine che nella lingua italiana ha sempre valore relativo. Il che cambia totalmente la prospettiva e, come minimo, disinnesca certi rigidi pregiudizi che sono principalmente dovuti a non conoscenza. 

In cosa consiste il progetto “foto-musica”, che vi ha visti protagonisti alla Biennale Internazionale di Fotografia di Torino? In cosa consistono i “foto-suoni”? 

Riccardo: Progetto è la parola giusta, perché si tratta di un’operazione di ampio respiro che utilizza reportage acustici da me registrati durante i viaggi all’estero e spesso in situazioni anomale (i cosiddetti “foto-suoni”, intesi come fotografie acustiche di mercati popolari, metropolitane, strade, mari e oceani, fiumi, pioggia, vento, autobus, ecc.). Questi oggetti sonori vengono trattati nella foto-musica alla stregua dei fotogrammi di una pellicola cinematografica o, se si preferisce, di fotografie di un album musicalmente organizzato. L’idea che sta a monte è che qualsiasi suono, e dico qualsiasi, può farsi musica purché ci sia dietro il pensiero di un compositore. In questa avventura la voce di Tiziana ha un ruolo insostituibile. Se non ci fosse lei, la foto-musica non sarebbe mai nata. 

Duo Alterno
Duo Alterno
Duo Alterno

Quanto è importante, secondo voi, definire dei confini in musica? 

Tiziana: Se si tratta di inscatolare i generi, non credo bisogni essere troppo rigidi. E’ necessario, però, sapere che formazioni diverse comportano diverse modalità di approccio all’arte e questo è una ricchezza le cui varie connotazioni vanno esaltate… 

Riccardo: come dice un filosofo a noi caro, Paul Feyerabend: “conquistare l’abbondanza, non semplificarla o ridurla a un preteso uno”, in altri termini, evitare di omologarla per fini di strumentalizzazione. Ciò permette di valorizzare il molteplice, ma anche di riconoscervi dei confini interni, non assoluti ma relativi, non dogmatici ma “liberi”, aperti, modificabili. I confini ci sono, vanno riconosciuti e studiati, ma a nostro avviso non devono servire per costruire dei recinti o peggio dei ghetti, ma piuttosto per delimitare pragmaticamente i diversi ambiti e poter agire in modo più efficace. 

Dopo La Voce Contemporanea In Italia avete in programma altri progetti tematici come questo? 

Riccardo: La Voce Contemporanea In Italia è giunta al quarto volume e non abbiamo intenzione di fermarci. Rimangono ancora molti autori che ci hanno dedicato pezzi che non abbiamo ancora registrato e il volume quinto sarà l’occasione per proseguire la nostra perlustrazione… 

Tiziana: per il prossimo anno, vorremmo tornare a esplorare il primo ‘900 prendendo spunto dalle celebrazioni del Futurismo, per esplorare il movimento di segno contrario ad esso contemporaneo (ecco che la parola contemporaneo ritorna con tutta la sua forza “relativa”). Mi riferisco al crepuscolarismo… 

Riccardo: … il nostro prossimo disco si chiamerà proprio La voce Crepuscolare. Notturni E Serenate Del ‘900 e sarà un omaggio a Malipiero, Tosti, il Casella della dannunziana Sera Fiesolana, il Ghedini delle Liriche di Pascoli, ecc. Un inno alla musica più poetica del primo ‘900, giusto per non dimenticare che, accanto all’aggressiva propositività del Futurismo, conviveva una dimensione diversa e non per questo meno vera e rappresentativa. 

C’è qualche composizione o qualche autore che non avete ancora eseguito, ma che vi affascina particolarmente? 

Tiziana: Se la cosa andrà in porto come sembra, studieremo presto un intero programma di Lieder di Alban Berg, e la cosa ci fa un grande piacere. Ma aspettiamo anche lavori da compositori italiani come Luca Francesconi, Ivan Fedele, Nicola Sani e altri ancora, perché vogliamo coinvolgere il meglio della contemporaneità in Italia oggi. Un duo per voce e pianoforte fa meno gola a un compositore rispetto a un grande apparato orchestrale, ma in compenso è molto più agile e ha maggiori possibilità, secondo il nostro modo alternativo di vedere, di infiltrarsi nel tessuto culturale e sociale odierno. 

Esiste un rapporto artisticamente privilegiato con qualcuno dei compositori con cui avete collaborato?

Riccardo: Noi cerchiamo sempre di collaborare con compositori “viventi e scriventi”. Poi, se come nel caso di Ennio Morricone, è possibile instaurare un rapporto continuativo, utile e costruttivo, è allora che nascono le situazioni “privilegiate”. Non le scegliamo noi, ma nascono da una sintonia a tre: il Duo Alterno e il compositore.

Scheda: Duo Alterno

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