Che New York sia una fucina in continua ebollizione è fuor di dubbio. La grande mela oltre a non dormire mai non la smette neanche di produrre, da un trentennio buono, le musiche più rumorose e eccitanti del sottobosco americano. Riprova ne è – se solo ce ne fosse bisogno – l’ennesimo progetto collaterale scaturito da quell’ambiente in perenne fermento in cui arte e musica si incontrano e scontrano spesso e volentieri.
Antimagic nasce da una costola di These Are Powers, più esattamente da quello che era il batterista originario della band, Ted McGrath. Fuoriuscito al termine delle sessions dell’esordio Terrific Seasons per proseguire la sua carriera di illustratore, Ted forma Antimagic nel marzo del 2008 un po’ per dare un nome alle sue sessioni private, un po’ per quei casi fortuiti che possono accadere nell’intricato panorama art-musicale di NY. Cominciai a lavorare da solo su una serie di canzoni scritte e registrate prima di entrate nei TAP, armato solo di chitarre e drum machine… – ci racconta Ted – …Quando poi una coppia di amici (Miracles e Lo Moda) mi invitarono a suonare uno show alla Knitting Factory chiesi aiuto alla mia amica di vecchia data Marcia Cahill.
La scintilla, si sarà capito, scatta subito. Le reazioni positive pure. Così i due decidono di rinchiudersi in sala prove per dare una direzione più compiuta alla collaborazione e forgiare il suono che oggi caratterizza Antimagic. Dapprima fissato nell’ep The Sound Of Future Mold To Come, uscito sul finire dell’anno scorso; poi focalizzato nell’imminente full length Trash Symmetry. Un suono scarno negli arrangiamenti, teatrale nella vocalità della Cahill, percussivamente spigoloso e piuttosto virato al nero. Asimmetrico nonostante la simmetria delle forze in ballo: due batterie, chitarra e basso, coi due che si scambiano con facilità ruoli e strumenti. Giochetto che permette di toccare uno spettro sonoro ampio e abbracciare un range di influenze piuttosto vario: Questa formazione simmetrica – continua Ted – ci da la possibilità di lavorare con un vasto spettro di suoni e arrangiamenti sia nelle improvvisazioni che nelle canzoni compiute. Ciò ci consente di continuare a nutrire la nostra fascinazione per ritmo e ripetitività e di connetterla con influenze più ampie come pre-war american gospel, i gruppi femminili e il doo-wop dei ’50/’60, i Beach Boys più sperimentali, il Lee Perry più fuori, il James Brown più aggressivo…. E, aggiungiamo noi, una buona dose delle musiche targate NY degli ultimi 30 anni.
Scheda: Antimagic
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