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Pubblicazione 26 Giugno 2009

Miranda

Elogio della circolarità

Cerchi che (non) si chiudono, quelli dei tre Miranda. Al terzo disco lungo si completa quella metamorfosi che, forse, era già accennata nei precedenti album.
Miranda
Giuseppe D'Ambrosio 2009

Percorso ormai lungo e meritorio di attenzione, quello del trio fiorentino. Esordio nel lontano 2003 con Inside The Whale, culmine di almeno due o tre anni di prove sotterranee ed elaborazione progettuale di un suono chitarristico mai banale; replica 3 anni dopo con l’ottimo concentrato di post-(noise)-rock di Rectal Exploration a disegnare percorsi obliqui (e personali) a metà tra Louisville e New York. Poi uno split-cd coi fantastici canadesi Creeping Nobodies in cui il senso malato del groove ben si sposa con ritmi (quasi) danzerecci e vibranti sincopi basso/batteria.

Ora quei tratti ritornano in bella evidenza, anzi addirittura acuiti nel nuovo Growing Heads Above The Roof, rilasciato dall’etichetta di casa fromScratch proprio questo mese. Si lasciano in secondo piano le chitarre e si procede di synth e samples, così che le atmosfere si sfaldino ancor di più e i riferimenti più prossimi si sfochino. Si aggiunge una drum machine alla batteria, così che ritmicamente il sound del trio sia più acceso e insieme robotico e versatile. Si asciugano ancora di più le strutture al fine di lasciare spazio ad una matura essenzialità.

Il risultato è un'intrigante fusione di rock dissonante e pulsione ritmica primordiale. Fa muovere le chiappe ma non perde nulla in potenza di fuoco; tritura il p-funk giocando di ossessività reiterata; aggira i cliché del genere iniettandovi pulsioni eterogenee non da poco, tanto che non è poi così assurdo pensare ad un ibrido LCD Soundsystem meets !!! suonato dagli Oneida in combutta coi Liars del periodo di mezzo.

La sensazione è quella – paradossale dato che si parla di circolarità groovey – della quadratura di un cerchio che non sembra mai tornare al punto di partenza. A questo proposito abbiamo fatto due chiacchiere con Giuseppe Caputo, chitarrista nonché uno dei responsabili dietro l’esperienza fromScratch.

Siamo giunti al termine di un percorso cominciato all’altezza di Rectal Exploration, o sbaglio? Un pezzo come Monosexfiles aveva quel senso del groove circolare che ora esplode...

Sì, in Rectal Exploration c'era qualcosa di quello che poi è esploso in Growing Heads…, pezzi come 3 American Bombs e Monosexfiles sono lì a dimostrarlo. Ma sono due dischi basati su attitudini molto diverse. Rectal Exploration era legato ad un'idea ancora rock, per quanto storto e rimasticato con una sensibilità noisy e un po’ deviata... Growing Heads… è molto più omogeneo e "synthetico", lo puoi ascoltare tutto d'un fiato e poi riascoltarlo, i suoni sono più scarni, gli arrangiamenti essenziali, tutto il superfluo è stato tagliato. Non è poi così circolare come sembra, quando percorri un cerchio finisci per ritornare al punto di partenza, se ascolti bene il disco ti rendi conto che difficilmente ritorniamo indietro, via via che scorre c'è sempre qualcosa che si aggiunge o si sottrae.

Lasciare più spazio ai synth che alle chitarre che senso assume in questa nuova via?

Il senso è che la chitarra mi aveva annoiato... Non lo strumento in sé ma il fatto che ci caratterizzasse troppo come una guitar-band. Poi c'era la curiosità di misurarsi con nuovo strumenti, più adatti alle nuove idee che ci frullavano in testa. Non è stata un'idea meditata troppo, nel giro di pochi mesi, abbiamo comprato synth, drum machine e campionatore e, senza saperli suonare, abbiamo fatto i pezzi nuovi. È come aver acquisito una nuova verginità, dimentichi quello che sai fare e ricominci con cose semplici.

L’aver rielaborato alcuni pezzi precedenti significa rivestirli con le vesti attuali di Miranda?

I pezzi rielaborati in realtà sono solo 3. Head Growing che non è poi così diversa dalla versione precedente contenuta nello split con i Creeping Nobodies. Furry Guys Looking For A Flat Girl invece era contenuta nello split, ma quella versione era il risultato di un lavoro di editing e post-produzione, di fatto era solo un groove suonato live e poi messo in loop al PC con la voce sovraincisa in un secondo momento. Per il disco invece volevamo suonarla per davvero, come facciamo durante i concerti. Spesso rimontiamo le impro sul PC, poi impariamo a suonarle e alla fine le registriamo. Invece I'm Your Guido è frutto di un lavoro di editing e remix di una cosa che avevamo registrato nel 2006, su cui poi ho sovrainciso la voce nel salotto di casa con una bottiglia di primitivo, dopo che una mia amica di Boston mi ha raccontato alcuni aneddoti sui Guidos italoamericani. Dal vivo abbiamo imparato a suonarla esattamente come la versione che è sul disco.

Sappiamo da dove venite (rock noise e post), ma non dove state andando…suggerimenti?

E' difficile immaginarlo, sicuramente verso la sempre maggiore contaminazione con apparecchiature elettroniche, utilizzabili live come qualsiasi altro strumento. Detto questo non saprei cos'altro dire. Siamo molto inquieti e ascoltiamo una gran varietà di musiche diverse, gli sviluppi sono imprevedibili.

Scheda: Miranda

copertina pdf #91