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Pubblicazione 23 Giugno 2009

Pupkulies & Rebecca

Dance Cabaret

Nell'affollata pista da ballo, un nome (semi) nuovo torna a farsi sentire. Ed è una sorpresa niente male...
Pupkulies & Rebecca
Sandra 2009

Chissà che pensa Laurie Anderson dei figliocci che metaforicamente ha messo al mondo tramite la sua fusione d’avanguardia umanista e respiro pop. Fatto è che, da che la tecnologia divenne nei ’90 qualcosa di più accessibile, se ne sono sentite di belle tra gli estremi di folkettari urbani e moderni cantautori, adoratori del silenzio e teorici del glitch.

Tra gli indecisi se stare sulla pista da ballo o soggiornare nelle stanze più fresche dove ci si rilassa, s’è infilata addirittura una frangia moderatamente sperimentale, desiderosa di fare canzoni - folk o da chanteuse, fa lo stesso: pensate ai Portishead - che oggi vede un nuovo nome aggiungersi alla lista. Semi-nuovo, a dirla tutta, giacché i berlinesi Janosch Blaul e Rebecca Gropp a.k.a. Pupkulies & Rebecca li avevamo conosciuti nel 2007 con un album d’esordio sfocato ma capace di rivelare un certo talento. Che perdeva di vista l’equilibrio tra un madrigale modernista e l’altro, dunque davamo i Nostri per archiviati, non fosse arrivato oggi Burning Boats che, avvicinato con cautela, ha scompaginato a suo modo le carte. Non sarà quel “disco lungamente atteso dal mondo della minimal house” che leggi in giro, nondimeno spicca tra i dischi di settore (e non solo…) con disinvoltura e fascino. Possiede la forza della tradizione alla base, sia che guardi al cuore cyber-umano dei Kraftwerk o ipotizzi un non luogo tra club intellettuale e cabaret anni ’20. Certo, una sciantosa da locale notturno spargerebbe un po’ più di sudore e lacrime di Rebecca, ma oggi suonerebbe così. Lavorando di cesello strumentale e scalando vette di gelo nello sforzo di emozionare, impiegando allo scopo un’interazione felice di corde e silicio, contrabbassi e microchip.

E’ il tentativo che conta, perché alla fine il risultato giunge da solo e si chiama Paper, incanto di violoncello e latinità sospesa - retaggio della fanciullezza di Janosch passata a Capo Verde - che cava, in coda al disco nuovo, un prolungato brivido. Ritrovi un’anima e la sua ricerca attraverso la canzone che è il filo rosso di questi tempi odierni e confusi. Dice però Blaul: Siamo lontanissimi dall’essere nerd musicali e nemmeno abbiamo radici in alcuna scena in particolare. Non siamo obbligati a rientrare in canoni specifici, perciò la nostra musica va bene per tutte le età.

Forse questa risoluzione nel farsi apprezzare da tutti e nessuno può rappresentare un’incognita futura per la coppia. Facile non curarsene, alla luce di un presente tutto da centellinare.

copertina pdf #91